Login

RELAZIONE TECNICA DELLE TAPPE

 

 

PRIMA TAPPA: Da Sesto-Sexten al Rifugio Zsigmondy-Comici e al Rifugio “Giosuè Carducci”

 

Da Sesto-Sexten, 1316 m, i più “accaniti” potranno partire a piedi; gli altri in auto seguendo a sud est la Strada Statale 52 per il Passo di Monte Croce Comèlico. Raggiunta  Moso-Moos, 1339 m, si va a destra (sud ovest) per la strada asfaltata che penetra nella Val Fiscalìna-Fischleintal; dove finisce l’asfalto, presso il Dolomitenhof a Campo Fiscalìno, 1454 metri, c’è un ampio parcheggio.

Per la stradina a fondo battuto (proibito il transito alle auto; segnavia 102 e 103) si procede, con bella passeggiata, fino alla Capanna di Fondovalle-Talschlußhütte, 1548 m, da dove si va a destra inoltrandosi nel bosco. Giunti al bivio con la Val Sassovecchio (tabella), si prende a sinistra il segnavia 103 e si sale, con innumerevoli comode serpentine, lo zoccolo barancioso della Cima Una. Dopo alcuni zig zag e lunghi tratti in quota, con un ultimo balzo più ripido si raggiunge il Rifugio Zsigmondy-Comici, 2224 metri.

Ore 2 dal parcheggio in Val Fiscalìna.

 

Di proprietà della Sezione di Padova del Club Alpino Italiano, il Rifugio “Emil Zsigmondy-Emilio Comici” sorge nel grandioso circo terminale della Val Fiscalìna Alta-Bacherntal, al cospetto della parete nord della Croda dei Tóni-Zwölferkofel e del versante orientale della Cima Undici-Elferkofel. Dedicato a due grandi alpinisti, uno austriaco l’altro italiano, fa servizio d’alberghetto dal 25 giugno al 25 settembre e dispone di 98 posti letto; prenotare allo 0474 71 03 58 o al recapito del gestore 0474-71 04 13.

Locale invernale con 6 posti letto.

 

Dal Rifugio Zsigmondy-Comici si scende un po’ sul segnavia 101 fino alla depressione dove nasce il Rio Fiscalìno-Bachernbach, 2179 m, quindi si risale a tagliare i ghiaioni che si stendono sotto l’incombente Croda dei Tóni passando poco sopra il Lago Ghiacciato, 2328 m, ormai ridotto ad una pozzanghera;  bivio. Si prosegue a destra sul segnavia 103; a sinistra il segnavia 101 porta alla Strada degli Alpini che interessa solo coloro che decidessero di compiere la fantastica Variante II.

Proseguendo per l’erta franosa, ma comoda, si è ben presto alla Forcella Giralba, 2431 m, larga e rocciosa, distesa fra la Croda dei Tóni e il Popèra. Di qui, in circa 15 minuti, si scende al visibile Rifugio “Giosuè Carducci”, 2297 m, in alta Val Giralba.

Ore 1.15 dal Rifugo Zsigmondy-Comici.

Ore 3.15 dal parcheggio in Val Fiscalìna.

 

Il Rifugio “Giosuè Carducci” è di proprietà della Sezione “Cadorina”-Auronzo di Cadore del C.A.I. ed è dedicato al grande poeta italiano autore, fra le innumerevoli opere, anche dell’Ode al Cadore. Fa servizio d’alberghetto dal 20 giugno al 20 settembre e dispone di 25 posti letto; prenotare allo 0435-40 04 85 o al recapito del gestore 338-8 83 80 59.

Nella presente guidina si consigliano caldamente due varianti all’itinerario principale; varianti che sono strettamente legate alla prosecuzione e alla completezza della traversata e che - per ambiente, per interesse alpinistico, per spettacolarità - sono in grado di soddisfare anche l’escursionista più esigente.

 

 

Variante 1: Il giro della Croda dei Tóni

 

Raggiunto il Rifugio Zsigmondy-Còmici (ore 2 dal parcheggio in Val Fiscalìna) si segue verso ovest il segnavia 101 salendo, con grandi svolte, al Passo Fiscalìno-Oberbachern Joch, 2519 m; grande visione sul Popèra e sulla Croda dei Tóni; ore 1 circa dal Rifugio Zsigmomdy-Comici. Dal detto passo si può raggiungere, in circa 15 minuti, il Rifugio Pian di Cengia-Büllelejochhütte, 2528 m, bella costruzione privata che offre, d’estate, servizio d’alberghetto e 12 posti letto.

Dal Passo Fiscalìno si scende decisamente a sud fino ad immettersi, alla quota di 2414 m, sul segnavia 107 che proviene dai Laghi di Cengia (fin qui si può giungere più comodamente, ma impiegando maggior tempo,

 proseguendo dal Passo Fiscalìno fino al Rifugio Pian di Cengia e quindi alla vicina Forcella Pian di Cengia a prendere il segnavia 104 che porta alla quota su detta). Sul comodo 107 si tocca il Passo del Collerena, 2491 m, quindi, dopo bella traversata, alla Forcella della Croda dei Tóni-Zwelferscharte, 2524 metri. Ora il sentiero taglia con moderate ondulazioni il piedistallo ghiaioso della Croda dei Tóni, traversa un canale assai ripido e prosegue per le ghiaie della Cima Antonio Berti e della Cima d’Auronzo fino a raggiungere, dopo alcuni zig zag, la Forcella dell’Agnello, 2578 m circa; ore 1.30 dal Passo Fiscalìno; ore 2.30 dal Rifugio Zsigmondy-Comici.

 

Subito a ridosso della forcella sorge il Bivacco “Antonio e Tonino De Toni”, 2578 m, eretto nel 1960 a ricordo di zio e nipote caduti, il primo sul Monte Piana durante la prima guerra mondiale e il secondo in Russia durante l’ultima guerra; di proprietà della Sezione di Padova del CAI, dispone di 9 posti ed è sempre aperto ed incustodito.

 

Dal bivacco si deve scendere, purtroppo, per circa 570 metri di dislivello stando a ridosso delle rocce basali della Cima d’Auronzo e seguendo con cautela il segnavia 107 fino ad incontrare alcune cenge; punto delicato; quota 2005 m circa. Ci si trova sopra l’impressionante Val Gravasecca che è fra le più orride delle Dolomiti e per la quale non si deve scendere assolutamente. Traversato il rio omonimo, quasi sempre asciutto, si perviene ad un ripiano erboso. Per traccia si sale lungo uno stretto canale franoso fino a toccare la Forcella Maria, 2351 m, fra la punta Maria e la Cima Pezziós; ore 3 dal Bivacco De Toni; ore 5,30 dal Rifugio Zsigmondy-Comici.

Ora il sentiero taglia i ripidissimi pendii della Punta Maria (fare molta attenzione) fino ad arrivare su un largo dosso da cui, in breve, scende a raggiungere il Rifugio “Giosuè Carducci”, 2297 m; ore 1 da Forcella Maria.

Ore 6,30 dal Rifugio Zsigmondy-Comici.

Ore 8,30 dal parcheggio in Val Fiscalìna.

 

 

Variante 2: Il giro del Popèra e salita alla Croda rossa

 

Più che di una variante, si tratta di un itinerario alpinistico a sé stante, con necessità di pernottamento al Rifugio al Popèra “Antonio Berti”. Il percorso è alquanto lungo ed elaborato, non privo di difficoltà, che richiede prudenza, esperienza, capacità, allenamento, tempo stabile e buon equipaggiamento. Particolarmente ad inizio stagione, o dopo nevicate possibili anche in agosto, possono tornare utili, sia sulla Strada degli Alpini a nord di Cima Undici che sulla Ferrata Zandonella a Croda Rossa, corda e ramponi leggeri o grappette. Normalmente le attrezzature sulla Strada degli Alpini sono usufruibili dal 10 luglio fino alle prime nevi.

Questa variante ben si combina con l’Alta Via n. 5; anzi, a nostro parere, la integra, la arricchisce e la completa egregiamente, pur richiedendo almeno un giorno in più sulla normale tabella di marcia. Sarebbe un vero peccato non visitare quest’ambiente così unico e grandioso che, unitamente alle Marmaròle centro-occidentali, può essere ritenuto la parte migliore dell’Alta Via.

 

Dal Rifugio Zsigmondy-Comici si segue il segnavia 101 fino al Lago Ghiacciato, 2328 m; al bivio si prende a sinistra il segnavia 101, si sale sul costone de La Lista, si scende un po’ nel vallone opposto e si traversa verso nord la base della Busa di Dentro fino ad incontrare su uno spigolo la Strada degli Alpini. Fin qui anche dal Rifugio “Giosuè Carducci” per il segnavia 103 fino alla Forcella Giralba, poi per la traccia che conduce alla Busa di Dentro.

La Cengia della Salvezza, com’era chiamata in guerra, diventata in seguito la Strada degli Alpini, taglia la parete strapiombante, passa una profonda gola esposta e suggestiva, continua per una serie di gradoni, traversa alcuni colatoi, agevolata da corde fisse, e si dirige all’orlo inferiore della Busa di Fuori. Ora, tagliando il versante occidentale della Cima Undici, per le ampie terrazze ghiaiose giunge a Forcella Undici, 2600 metri. Crocifisso. Qui inizia la parte più impegnativa della Strada degli Alpini.

Il sentiero procede alquanto stretto per la cengia e taglia la parete nord di Cima Undici solcata da quattro canali di rilievo quasi sempre coperti da nevato duro. Il tratto è agevolato da corde fisse, da scale e ponticelli di legno. Ricordiamo che queste attrezzature vengono parzialmente tolte a fine stagione mentre all’inizio capita spesso di non trovare alcune corde perché sepolte nella neve. Infine, salendo dapprima per rocce articolate, poi traversando quasi in quota, si giunge al Passo della Sentinella, 2717 m, da dove appare, grandioso, il Vallón Popèra adagiato nella bolgia fra il complesso di Croda Rossa e le barriere dolomitiche della Cima Undici e del Monte Popèra.

 

Giungere fin qui e non salire sulla vetta della Croda Rossa per la Ferrata “Mario e Giuliano Zandonella Callegher” è un vero peccato. Se il tempo è bello e siete partiti presto dal Rifugio Zsigmondy-Comici, questo è il momento giusto per farlo!

Dal Passo della Sentinella si scende un po’ per le ghiaie fino ad una piccola grotta a lato del sentiero. Si scorge una traccia che traversa in quota il macereto della Croda Rossa; la si segue, a tratti malagevole, stando poco sotto le pareti, fino a giungere alle Cavernette, anfratti naturali di colore rosso, usati dagli Alpini durante la prima guerra. Presso l’ultima grotta c’è una lapide che ricorda Giuseppe Mazzotti, innamorato di queste crode, e poco più su, a destra, sta l’attacco della Ferrata Zandonella, ideata e creata dalla Sezione Val Comèlico del CAI per ricordare i due forti alpinisti comeliani tragicamente scomparsi.

La ferrata è composta di due tronchi. Il 1°, che inizia proprio da una grotta-ricovero di guerra (con lapide dedicata ai due fratelli Zandonella), si fa normalmente in salita seguendo scale di ferro, corde fisse e incontrando resti di guerra sulla cengia e in vetta. Il percorso è abbastanza impegnativo, specie nella prima parte che è verticale; poi si addolcisce e porta senza difficoltà su una delle cime a 2939 metri.

Il 2° tronco scende a est, verticalmente, tocca il Circo Est, lo traversa su neve sotto le ardite Guglie di Croda Rossa, risale una costola che si alza dalla Forcella A ed entra sulla cengia a collare che cinge a sud le tre Guglie. Lungo la cengia opere di guerra. Infine scende a toccare il fiume di ghiaie. Da qui “con quattro salti” si scende verso il Sasso Fuoco dove incontra il sentiero 101. Seguendo quest’ultimo si tocca il Laghetto Popèra, 2142 m, da dove, per la buona mulattiera, si divalla per lo splendido Vallón Popèra fino al Rifugio “Antonio Berti”, 1950 metri.

Ore 5-6 sia dal Rifugio Zsigmondy-Comici che dal Rifugio Carducci.

Ore 8-9 se si effettua anche la Ferrata Zandonella.

 

Dedicato all’Autore delle prime guide delle Dolomiti Orientali, pioniere dell’alpinismo veneto e poeta delle nostre montagne, il rifugio  è di proprietà dalla Sezione di Padova del C.A.I. e dispone di 56 posti letto; aperto dal 25 giugno al 25 settembre, fa servizio d’alberghetto; prenotare allo 0435-6 71 55 o al recapito del gestore 0435-6 80 31.

Locale invernale con 8 cuccette.

 

A venti minuti, verso est, sorge il glorioso e ristrutturato, ma non agibile, Rifugio al Popèra “Olivo Sala”, 2049 metri.

Sotto al Crestón Popèra, nell’ampia, splendida conca, si scorge il Rifugio Selvapiana “Italo Lunelli”, 1568 m, che dispone di 40 posti letto; tel. 0435-6 71 71.

 

Dal Rifugio al Popèra “Antonio Berti” si scende fino al Torrente Rìsena, si traversa il ghiaione e si prende il segnavia 109 che per il ripido pendio sassoso e franoso sale in direzione delle Guglie di Stallàta e dei Campanili di Popèra. Un grande segno rosso su un masso invita a salire a sinistra (a destra si andava all’attacco della vecchia ferrata Ròghel che transitava pericolosa per il Canalone dei Fulmini). Si sale così fino a giungere alla base della Guglia I di Stallàta, poco prima dei Campanili. Una serie di corde fisse portano in piena parete della Guglia I, poi ad un lungo e difficile camino verticale che si vince con l’aiuto di corde fisse e alcuni provvidenziali pioli infissi nella roccia. Una traversata su strapiombo è particolarmente ostica, ma oggi (2003) è facilitata da un elemento artificiale in più. Con un’ultima salita in verticale e una breve traversata, si giunge all’angusta Forcella tra le Guglie, 2580 m circa, balcone panoramico sul Popèra e sulla dantesca Val Stallàta.

Ora si scende, sempre con l’ausilio di corde fisse, lungo la parete occidentale della Guglia I fino alla sua base dove, quasi in ogni stagione, c’è un ripido nevaio ghiacciato da percorrere senza nessun aiuto artificiale; utile una corda!

 

In fondo al canale si scorge, nella piccola valle solitaria sottostante, il Bivacco Battaglion Cadore, 2219 m, di proprietà della Sezione di Padova del C.A.I., inaugurato una prima volta nel 1952 e ubicato proprio sul bordo precipite del selvaggio anfiteatro. Distrutto da valanga, fu sostituito dall’attuale manufatto a semibotte nel 1969; incustodito e sempre aperto; 9 posti; acqua davanti alla porta!

Ore 3 dal Rifugio al Popèra “Antonio Berti”.

 

Se non fosse necessario arrivare fino al bivacco, si prosegua a destra, stando sotto le rocce e scendendo per le ghiaie, fino ad immettersi nel segnavia 110 che traversa a ovest la fiumana del macereto che scende dal Monte e dalla Cima Popèra. Girato tutto il possente anfiteatro, si gira a sud per entrare in un canale, salito il quale si giunge sulla mitica Cengia Gabriella che taglia la parete orientale del Monte Giralba di sotto. Il percorso, magistralmente creato da Madre Natura fra anfratti e cenge e pareti e ballatoi, corre a sud, vince alcuni tratti esposti e sale infine in direzione dello spigolone meridionale del Giralba da dove, come da una terrazza aerea, si dominano gli eccezionali bastioni della Cima Bagni e della Croda di Ligònto a est e la barriera mastodontica orientale della Croda dei Tóni, a ovest. Sul versante Giralba appare, ancora molto lontano, il Rifugio “Giosuè Carducci”.

Il sentiero continua ora, sempre per cengia, sul versante occidentale del Giralba di sotto e, raggiunta una forcella si immette in una stretta gola obliqua e nevosa per la quale si scende fino alle ghiaie fra i due monti Giralba da dove traversa fino a toccare la quota 2140 m, quindi, per la mulattiera di Giralba, in circa 30 minuti, sale al Rifugio “Giosuè Carducci”, 2297 metri.

 Ore 4 dal Bivacco Battaglion Cadore.

Ore 7 dal Rifugio al Popèra “Antonio Berti”.

 

 

 

Seconda tappa: Dal Rifugio “Giosuè Carducci” al Ponte da Rin presso Auronzo

 

La seconda tappa è considerata di “solo” trasferimento; infatti si limita a scendere la pittoresca Val Giralba fino alla Val d’Ansièi e ad Auronzo. Ma non la si prenda sotto gamba. Il dislivello, oltre 1500 metri,  è notevole; la valle è “vergognosamente” interminabile, monotona nella parte bassa; e se picchia il sole c’è poco da ridere in mezzo a tutti quei mughi…

Dal Rifugio, comunque, si scende comodamente al Pian de le Salère, racchiuso fra le grandi bastionate delle Cime Pezziós a ovest e la Croda di Ligònto a est. Da qui la Val Giralba si chiude e la si percorre tutta fino a raggiungere la Statale Auronzo-Misurìna all’altezza del minuscolo abitato di Giralba, 935 metri.

Ore 3.

 

Seguendo la Statale verso Auronzo per 2 chilometri si arriva alla località Orsolìna, 901 m, dov’è, a sud est, la deviazione per Val da Rin, terza tappa.

Fermata autobus per Aurònzo di Cadore, 872 m, dove ritornerà il buon umore visitando il borgo ridente e sorseggiando una colossale birra in riva al lago…

Ad Auronzo il pernottamento è possibile presso uno dei numerosi alberghi o pensioni, ricordandosi che per luglio ed agosto sarà meglio prenotare con un certo anticipo.

 

I più allenati, o i più frettolosi, potranno abbinare la seconda tappa alla terza, portandosi subito al Rifugio Ciarèido o al Rifugio Baiòn, che però distano circa ore 5,30-6,30 da qui; molto meno se si sale con la seggiovia. In questo modo si può recuperare il giorno in più che è stato ben speso per compiere la variante della Croda dei Tóni o quella del Popèra.

 

Aurònzo di Cadore, 866 m, è costituita dalle frazioni di Villagrande a nord ovest e di Villapiccola a sud est, congiunte senza interruzione da belle case disposte lungo il pittoresco lago artificiale. Le vallate laterali sono coperte da grandi foreste che salgono a lambire i giganti dolomitici.

Nei pressi di Villapiccola, all’inizio del lago, si vede la notevole chiesetta gotica di Santa Caterina costruita nel 1553 la cui abside è rivestita di cuoricini d’oro. A Villapiccola la chiesa di San Lucano è datata 1856 ed è del Segusini, a Villagrande la parrocchiale di Santa Giustina è del 1772; ambedue hanno affreschi del De Min.

Auronzo è stata pressoché rinnovata con gusto e sobrietà, divenendo un centro di villeggiatura di prim’ordine. Numerosi alberghi d’ogni categoria sono sparsi lungo la grossa borgata, attrezzata anche di campi da tennis, cinema, canottaggio, ecc. Tutti i servizi pubblici. Autocorriere verso Calalzo che è capolinea ferroviario, quindi per Belluno, Cortina, Comèlico e collegamenti anche su grandi distanze.

 

 

 

Terza Tappa: Da Ponte da Rin al Rifugio Ciarèido o al Rifugio Baión “Elio Boni”

 

Di seguito relazioniamo il percorso originale, il più completo, quello che porta a conoscere anche il selvaggio settore orientale delle Marmaròle, dominato dal Ciastelìn. Poi verranno proposte tre di varianti interessanti, tutte con meta il Rifugio Baión.

Lasciata la Strada Statale all’altezza dell’abitato di Orsolìna, si attraversa l'Ansièi sul Ponte da Rin e, per la buona strada asfaltata, si prosegue fino al tipico locale La Primula, 1060 m; privato; ristorante e bar; circa 3,5 km dal ponte; ore 1 a piedi.

Poco oltre lo chalet si passa il torrente sul segnavia 273, quindi si giunge a un bivio a quota 1110 m, all'imbocco della Val di Poorse. Lasciate le due stradine si prosegue sul segnavia 273 che, oltre i bellissimi boschi del Pian delle Ciàve, abbandona la Val di Poorse per salire verso il circo di Pomadonna. Bivio al limite superiore del bosco. Si lascia il sentiero 273 che va a est e si prende a destra (sud) il segnavia 272 che, dopo aver costeggiato a sinistra una grossa frana, penetra nel detto circo puntando ad uno sperone roccioso sulla sinistra ed entrando nel ripido e franoso canale che sale tutto fino a trovarsi sulla Forcella Paradiso, 2045 metri.

Ore 5 da Orsolìna di Auronzo.

Grandioso panorama sulle Dolomiti Orientali. Per buon sentiero si scende al Rifugio Ciarèido, 1969 metri.

Ore 0,30 da Forcella Paradiso.

Ore 5,30 da Orsolìna.

Ore 8,30 per chi provenisse direttamente dal Rifugio Carducci.

 

Il rifugio, ex ricovero militare, sorge in incantevole posizione alle pendici del Monte Ciarìo, poco a ovest del Pian dei Buoi.

In concessione alla Sezione di Lozzo di Cadore del CAI, che lo ha egregiamente ristrutturato, il rifugio è collegato con una carrozzabile alquanto ardita che proviene da Lozzo, ma che è transitabile fino a mezz’ora dal rifugio; servizio d'alberghetto dal 10 giugno al 30 settembre; 24 posti letto; prenotare allo 0435-7 62 76 o al recapito del gestore 0435-7 65 25.

Locale invernale con 4 posti letto.

 

Si può terminare qui la tappa oppure, trattandosi di tranquilla passeggiata, proseguire ancora un po' fino al Rifugio Baión “Elio Boni”.

In questo caso si può continuare sul segnavia 272 attraverso le ghiaie del Ciarìdo fin oltre gli sfasciumi e i baranci, quindi ci si abbassa rapidamente, si entra nel bosco e dal margine di questo, in breve, si raggiunge il Rifugio Baión “Elio Boni”, 1828 metri.

Ore 1 dal Rifugio Ciarèido.

Ore 9,30 per chi provenisse direttamente dal Rifugio Carducci.

 

Dal Ciarèido si può giungere al Baión, un po’ più comodamente,  scendendo per la strada fino al Pian dei Buoi da dove una stradina un po' sconnessa conduce a sud ovest fino al Rifugio Baión; circa 4 chilometri.

 

Il Rifugio Baión è stato realizzato dalla Sezione di Domegge di Cadore del CAI che ha trasformato l'antica casèra omonima nell'ottimo attuale rifugio dedicandolo all'alpinista cadorino Elio Boni; servizio d'alberghetto dal 10 giugno al 20 settembre; 49 posti letto; prenotare allo 0435-7 60 60 o al recapito del gestore 0433-8 71 31.

 

 

Variante 3: Per il Monte Agùdo con la seggiovia

 

Per raggiungere i rifugi delle Marmaròle Orientali si possono anche seguire i seguenti percorsi alternativi.

 

Da Giralba si percorre la Strada Statale fino a Orsolìna, quindi con autobus ad Auronzo dove, all’altezza di Reane, 870 m circa, si trova la stazione di partenza della seggiovia del Monte Agùdo. Giunti all’omonimo rifugio, 1573 m, si prende il sentiero 271 che percorre verso sud il crinale di Pomàuria, passa ad est della Croda del Grazioso e di quelle della Mandria, prosegue sul versante occidentale del Col Burgiou e si immette nel sentiero segnato sulla carta come 1262 che viene dalla valle del Rio Valsàlega. Continuando a sud per il crinale, il sentiero si immette infine su una stradina a quota 1632 m, nei pressi del Tabià di Forcella Bassa. Seguendo comodamente la stradina per un paio di chilometri, si giunge al bivio del Pian dei Buoi, 1812 m, ad incontrare la strada militare per il Rifugio Ciarèido, che è a ovest, o per il Rifugio Baión, a sud.

Ore 3 dal Monte Agùdo al Rifugio Baión; un po’ meno per il Ciarèido.

Ore 7 per chi provenisse direttamente dal Rifugio Carducci.

 

 

Variante 4: Da Orsolìna di Auronzo per la Val di Poorse

 

Da Giralba a Orsolìna e al tipico locale La Primula come da inizio Terza tappa. Poco oltre La Primula termina l’asfalto e si imbocca la stradina a sinistra (sud est) che porta il segnavia 273. Passato il torrente si rimane sulla stradina e si giunge a un bivio; si continua a sinistra (est) presso i Tabià da Rin, 1110 metri. Ora ci si immette nella boscosa Val di Poorse dove, a quota 1200 m circa, si incontra un altro bivio. Entrambe le stradine portano al rustico di Valdacene, 1707 m; quella di destra (sinistra orografica) diventa sentiero a quota 1400 m circa; quella di sinistra (destra orografica) termina a quota 1580 m circa e poi si trasforma in buon sentiero che, traversato a 1630 m il torrente, risale una valletta fino a Valdacene.

 

NB: da quota 1580 m circa si può salire verso nord a raggiungere in breve, all’altezza del Tabià di Forcella Bassa, 1632 m, il sentiero segnato 1262 che proviene dalla seggiovia del Monte Agùdo, quindi per stradina al Pian dei Buoi.

 

Con ulteriore e breve salita a sud di Valdacene, il sentiero raggiunge la strada militare del Pian dei Buoi a quota 1812 m da dove, al secondo bivio continuando a ovest, si raggiunge per strada il Rifugio Ciarèido oppure, continuando a sud, il Rifugio Baión.

Ore 4,30 da Orsolìna al Rifugio Baión; un po’ meno per il Ciarèido.

Ore 8 per chi provenisse direttamente dal Rifugio Carducci.

 

 

Variante 5: Da Orsolìna al Rifugio Baión per la Val Baión e il Bivacco Fratelli Fanton

 

Fino al locale La Primula come da Prima tappa. Poco dopo il locale si imbocca la stradina a sinistra (sud est), si passa il torrente e, giunti subito dopo a un bivio, si prende a destra (sud) il segnavia 270 che prosegue comodo per un po’ stando sulla stradina la quale termina a quota 1250 m circa. Passato il torrente si risale verso sud la Val Baión, contornata da maestose crode. In fondo al vallone, presso l'unione dei due canali che scendono rispettivamente dalla Forcella Peronàt e dalla Forcella Marmaròle, un sentierino si stacca dal principale e, in circa 15 minuti, sale al Bivacco Fratelli Fanton, 1750 metri.

Ore 3,30 da Orsolìna.

 

Dedicato a Umberto, Paolo, Augusto, Teresa e Luisa Fantòn, grandi pionieri dell'alpinismo cadorino, il bivacco della Sezione Cadorina del CAI sorge presso un masso detto Albergo di Baión in un selvaggio circo dominato dalle eccelse rocce del Ciastelìn, della Croda Bianca, del Cimòn del Froppa, della Punta Teresa, della Punta Petóz e della Croda dell'Àrbel. Acqua (quasi sempre) a pochi minuti, a monte del bivacco, dalle balze del Ciastelìn; 9 posti; incustodito.

 

Ritornati sul sentiero 270, o proseguendo per questo se, al bivio, si avesse deciso di non salire al Bivacco Fanton, lo si segue fino ad un secondo bivio. Su a sinistra, sempre sul segnavia 270 (a destra, con tratti non semplici, il 280 porta a Forcella Marmaròle, 2661 m, quindi alla Forcella del Froppa, 2790 m, e al Bivacco Tiziano), fino a raggiungere, dopo un’infinita serie di stretti tornanti, la Forcella Baión, 2234 metri. Da questa si scende per il versante opposto, a sud, fino ad incontrare il buon sentiero con segnavia 262 che proviene dal Rifugio “Giovanni Chiggiato”. Seguendolo a sinistra (ovest) si scende in breve sul pascolo e quindi, dopo una lieve salita, si raggiunge il Rifugio Baión, 1828 metri.

Ore 5-6 da Orsolìna.

Ore 9-10 per chi provenisse direttamente dal Rifugio Carducci.

 

 

 

Quarta tappa: Dal Rifugio Baión al Bivacco "Rifugio Tiziano" per il Giàu de la Tana

 

Dal Rifugio Baión si prende a ovest il sentiero con segnavia 262 e, al di là del pascolo, si sale per il bosco; quindi, orizzontalmente, si entra nel fitto dei baranci incontrando sulla destra il bivio con il sentiero per la Forcella Baión e il Bivacco Fratelli Fanton; tabelle.

Traversando sotto il Monte Peronàt si superano ora, in salita, alcuni facili gradoni con l’aiuto di un cordino metallico, poi si prosegue per la costa, quindi si scende fino ad aggirare lo spigolo sud est della Croda Bianca per una facile cengia, attrezzata con corda metallica; all'inizio, una tabella sulla roccia ricorda il passaggio di S.S. Giovanni Paolo II.

Si continua in quota passando il Vallón del Froppa dove si dipartono le tracce per la Forcella Marmaròle; vedi Variante vii. Continuando per il buon sentiero nel bosco, stando pressoché in quota, si giunge alla radura acquitrinosa della Forcella Sacù da dove si stacca a sinistra il sentiero per il vicino Rifugio “Giovanni Chiggiato”, 1911 m, che dista circa 20 minuti.

Ore 2 dal Rifugio Baión.

 

Il Rifugio Chiggiato meriterebbe una visita; esso sorge presso il cocuzzolo del Col Negro, 1952 m, in posizione oltremodo panoramica sulle Marmaròle meridionali, sull’Antelao, sul Duranno-Cima dei Preti, ecc… Di proprietà della Sezione di Venezia del CAI, è dedicato a quello che era chiamato il "Padre degli Alpinisti veneziani". Aperto dal 20 giugno al 20 settembre, offre servizio d'alberghetto con 56 posti letto; prenotare allo 0435-3 14 52 o al recapito del gestore 0435-3 07 36.

Locale invernale con 8 posti.

Poco più in alto sorge il Ricovero “Leo Frescura-Rocchi”, 1950 m, della Sezione di Calalzo di Cadore del CAI; chiuso.

 

Dalla radura di Forcella Sacù si prosegue a nord ovest sul segnavia 260 passando sotto le rocce incombenti della Cresta d'Aierón. Dopo un tratto molto ripido, rinserrato tra due quinte rocciose, si entra nella tetra Val de la Tana. Il sentiero traversa alto il vallone, scende per un po' ripidamente e infine sale per ripide ghiaie fino alla base di uno sperone ove ha inizio la ferrata detta Sentiero degli Alpini.

La ferrata, attrezzata una prima volta negli anni quaranta del Novecento dagli Alpini del Battaglion Cadore e rifatta totalmente nel 1989 dalle guide di Auronzo, attacca subito le rocce dello sperone e le risale per lo più attraverso una lunga serie di corde metalliche che accompagnano l'escursionista, senza eccessive difficoltà, fino alla Forcella Giàu del Tana, 2650 m, fra la Punta Anita a est e le Cime di Val di Tana a ovest.

Dalla forcella grandioso panorama sul Popèra, sui Cadìni di Misurìna, sulle Tre Cime di Lavaredo.

 

Dalla forcella si scende per l'opposto versante tenendosi sulla destra (segni frequenti), verso il centro del vallone, dov’era un tempo il Ghiacciaio del Froppa di Dentro, e dove converge da destra l'itinerario proveniente dalla Forcella Froppa (vedi Variante vi e vii). Proseguendo si entra nel mondo magico ed inconsueto dei Lastóni delle Marmaròle, caratterizzati da fessure d’ogni foggia, da vasche scavate nella roccia dall’erosione millenaria dei ghiacci, da arabeschi naturali, da corridoi fantastici…

Attenzione in caso di nebbia, qui abbastanza frequente; anche se la segnaletica è buona, la si può perdere facilmente; comunque, la direzione da seguire è nord ovest; attenzione in caso di neve, che qui può cadere anche in agosto, che coprirebbe pericolosamente le varie fessure e nasconderebbe la segnaletica.

Dopo alcuni saliscendi fra gli avvallamenti roccioso-erbosi, si giunge al Col di Val Longa ove sorgono il Bivacco Tiziano e la vetusta, straordinaria struttura storica del Rifugio Tiziano:

Ore 4,45 dal Rifugio Chiggiato.

Ore 6,30 dal Rifugio Baión.

 

Il Bivacco Tiziano sorge sul Col di Val Longa a 2246 m, al margine dei Lastóni delle Marmaròle. Costituito dal classico prefabbricato a semibotte, con 9 posti, è stato eretto nel 1977 dalle Sezioni "Cadorina" e Venezia del CAI.

A fianco sorge il vecchio e glorioso rifugio in muratura costruito nel 1898, abbandonato dopo stupidi vandalismi nel 1945, riattato nel 1961 dalla Fondazione “Antonio Berti” e adattato a ricovero-bivacco incustodito con 12 cuccette, di nuovo danneggiato da vili attacchi e poi parzialmente ristrutturato nel 1989… Chiuso, ma c’è la possibilità di ottenere le chiavi presso la Sezione di Auronzo del CAI. Acqua di stillicidio in Val Longa, a circa mezz'ora verso sud, sulle pendici del Monticello.

 

 

Variante 6: Al Bivacco “Rifugio Tiziano” per la Val Baión, la Forcella Marmaròle e la Forcella Froppa

 

Chi volesse escludere (ma è sconsigliabile) i Rifugi Ciarèido e Baión, preferendo seguire - da Orsolìna di Auronzo - la variante per la Val Baión e il Bivacco Fanton, potrà procedere come segue, tenendo presente che si tratta di un itinerario con caratteristiche alpinistiche, con segnaletica carente e con difficoltà di orientamento.

 

Fin poco sotto al Bivacco Fanton come da Variante v, quindi, giunti all'origine dei due rami che convergono presso il masso chiamato Albergo di Baión, si abbandona il segnavia 270 diretto a Forcella Baión e si seguono le tracce del segnavia 280, piuttosto rare e discontinue, che salgono ripidamente fra i mughi e poi sulle ghiaie del Vallón degli Invalidi, spesso innevato. Giunti ad un salto con evidente freccia rossa, si prende una cengia non difficile, con andamento da destra verso sinistra, che rimonta lo zoccolo per alcune decine di metri. Per roccette esposte, ma non difficili, si supera uno spigolo fino a giungere nel vallone detritico. Più in su è  probabile trovare della neve anche in stagione avanzata. Si sale tenendosi sulla destra (segni rossi) fino all'ultima distesa nevosa che immette sulla Forcella Marmaròle, 2661 m, che si apre selvaggia fra la Cresta degli Invalidi e il Froppa.

Ore 3 dal Bivacco Fanton.     

Ore 6 da Orsolìna di Auronzo.

 

Seguendo le tracce evidenti che salgono lungo un canale detritico, in circa mezz'ora ci si porta al valico alpinistico di Forcella Froppa, 2790 m, fra il Cimón e il Col del Froppa.

Giù ora per un ripidissimo canale, spesso ghiacciato, che sfocia su quello che rimane del Ghiacciaio del Froppa di Dentro, cioè (quasi) nulla, lo si traversa, con numerosi saliscendi, in direzione nord ovest (qualche ometto) fino ad incontrare le tracce del segnavia 260 provenienti dalla vicina Forcella Jau de la Tana. Si seguono queste in discesa fino ad entrare e traversare i Lastóni delle Marmaròle e quindi sul cocuzzolo erboso dove sorgono il Bivacco e il Rifugio Tiziano, 2246 metri.

Ore 2 da Forcella Marmaròle.

Ore 8 da Orsolìna di Auronzo.

 

 

Variante 7: Dal Rifugio Baión al Bivacco “Rifugio Tiziano” per la Forcella Marmaròle e la Forcella Froppa

 

Percorso con tratti alpinistici, poco segnalato e con difficoltà di orientamento.

 

Dal Rifugio Baión si prende il sentiero con segnavia 262 e lo si segue sull’itinerario originale dell’Alta Via fino allo sbocco del Vallón del Froppa. Bivio a destra (nord ovest) per Forcella Marmaròle. Fin qui anche dal Rifugio Chiggiato. Si risale il vallone per tracce incerte (che presto si perdono) fino alla sua sommità ove si apre una stretta gola che spesso è  innevata e pericolosa. La si rimonta faticosamente fin dove un salto sembra sbarrare la via. Proseguendo verso destra si vince una placca ricoperta di detriti, si continua per un canalino insidioso e si esce sulla Forcella Marmaròle, 2661 metri.

Ore 3,30 dal Rifugio Baión.

Dalla Forcella Marmaròle al Bivacco Tiziano come da Variante vi. Ore 2.

Ore 5,30 dal Rifugio Baión.

 

 

Variante 8: Salita alpinistica al Cimón del Froppa

 

Trovandosi lungo le Varianti vi o vii, sulla quarta tappa, i più determinati potranno coronare la loro bella avventura con la salita alla più alta cima delle Marmaròle: il Cimón del Froppa, 2932 m, per la via comune aperta da Julius Kugy e Cicco Orsolina nel 1884.

La più settentrionale delle tre forcelle che formano la Forcella Froppa si chiama Forcella Kugy, raggiungibile in breve dalla Forcella Marmaròle per chi provenisse sia dalla Val Baión (Variante vi) che dal Vallón del Froppa (Variante vii). Il tratto fra le due forcelle è piuttosto delicato, un po’ esposto, spesso con ghiaccio o neve.

L’attacco è sulla Forcella Kugy,         segnato con freccia rossa, ed è l’unico punto ostico della salita. Una volta veniva vinto usando il sistema della piramide umana; ora, con un breve innalzamento che non va oltre il III grado, il passaggio è superato; chiodo sopra lo strapiombetto, utile per una facile e veloce discesa in doppia. Dal chiodo ci si arrampica per rocce più facili, comunque per esperti (I e II grado), lungo un camino fino ad una piccola cengia. Per una serie di placche lisce e facili canalini si perviene ad un terrazzo sulla cresta. Per una cengia a destra; quindi si aggira uno spigolo e, dopo un canale non solido, si esce ad una forcellina. Si procede a destra per ghiaie, entrando in un canale che si risale fin dove termina nei pressi della vetta. In totale sono tre tiri di corda da 40 m circa.

Ore 0,45 dalla Forcella Kugy. Discesa per la stessa via.

 

 

 

Quinta tappa: Dal Bivacco “Rifugio Tiziano” al Bivacco “Alberto Musatti” e al Bivacco “Leo Voltolina”

 

Il percorso, da non sottovalutare, viene qui proposto come percorribile in un unico tratto, ma è ovvio che gli escursionisti potranno suddividerlo in due tappe (Tiziano-Musatti e Musatti-Voltolina) se ciò sarà richiesto dal godimento di rimanere in quota, dall’allenamento, dalle condizioni atmosferiche. Chi scrive queste note ha preferito usare la tenda, guadagnando in libertà…

 

Dal Bivacco “Rifugio Tiziano” si scende a sud entrando nella selvaggia Val Longa e risalendola poi con modesta pendenza, sul segnavia 280, fin dove la parete di destra, che fa da quinta alla valle, appare percorribile all’altezza di una freccia rossa. Per la buona traccia che va ad ovest ed è tappezzata di segni rossi si risale il ripido pendio erboso, ingentilito da una flora abbondante e di prim’ordine, fino all’alta cresta ghiaiosa del Tacco del Todesco. Da qui, sempre andando ad ovest, a tratti su roccette, si giunge ad una insellatura a quota 2614 m; spettacolare visione d’insieme, particolarmente sul Monticello e sulle Cime di Val Longa. Per discreto sentiero si traversa ora un po’ a ovest, poi si scende per roccette, quindi per ghiaie fino a raggiungere un ampio vallone desolato e solitario, spesso con neve, che sbocca nella zona martoriata del Medúce di Fuori.

Seguendo l’abbondante segnaletica e zigzagando fra i macigni, si punta a nord ovest verso la possente mole del Méscol. Percorsa la grande conca erbosa sul suo margine destro (nord) e deviando infine verso ovest, si giunge al Bivacco “Alberto Musatti”, 2111 metri. Ottimo posto per tenda un poco più a sud del bivacco, sul margine della bellissima piana sottostante il Campanile di San Marco.

Ore 3 dal Bivacco Tiziano.

 

Dedicato ad Alberto Musatti, giurista e alpinista, per molti anni Presidente della Sezione di Venezia del CAI, il bivacco sorge nel settore centrale delle Marmaròle nell’aspro e solitario ambiente dominato dalla mole grigia del Campanile di San Marco. 9 posti, incustodito. Forse a causa dell’assoluta mancanza di acqua nella zona (si deve ricorrere all’acqua di fusione da neve reperita alla base del Campanile di San Marco), il bivacco non è fra i più puliti; ma ciò non è dovuto solo alla mancanza d’acqua… Acqua che si trova copiosa sul sentiero 279 per la Val d’Ansièi, a circa una mezz’oretta di discesa dal bivacco.

 

Il tratto che corre dal Bivacco Tiziano al Bivacco Voltolina è anche conosciuto come “Strada Sanmarchi”, dal nome dell’ideatore e fino ad un recente passato fu causa di lamentele, di critiche feroci e anche esagerate, spesso sottoposto alla più barbara dissacrazione. Motivo: la segnaletica carente e le attrezzature fisse insufficienti. L’ambiente severissimo, poi, specie in presenza di neve o nebbia o pioggia, aveva prodotto una tale selezione e tali rinunce a mezza via, che ben pochi escursionisti (medi) osavano avventurarvisi. Ora, fortunatamente, con la santa pace di tutti, le cose sono alquanto migliorate, anche se resta pur sempre un percorso da non sottovalutare e da compiere con serietà. Le Guide alpine di Auronzo hanno provveduto al rifacimento completo delle attrezzature già esistenti, aggiungendone altre dove necessario (canalino, cengia e Forcella del Méscol) e realizzando una decorosa segnalazione.

 

Dal Bivacco Musatti si procede sul sentiero 280 fra l’erba, scendendo leggermente, quindi traversando sulla estremità destra il verde catino del Medúce di Fuori, proprio sotto le pale erbose del Méscol.

Per tracce (segni rossi) si risale faticosamente un ripido canale di scolo, si esce sulla sinistra e si prosegue per ripide chiazze erbose fino ad un camino non facile, agevolato da corde fisse. Il camino è verticale e friabile; fare attenzione ai sassi! Oltre questo si va leggermente a destra, quindi in salita faticosa, a zig zag, su per zolle e roccette che portano ad una cengia sovrastata da strapiombi gialli. Si segue la cengia andando a sinistra e salendo diagonalmente con l’aiuto di corde fisse. Un passaggio è alquanto esposto, ma attrezzato. Si tocca così una ripida zona erbosa. A sinistra di questa sale una rampa-diedro di buona roccia, attrezzata con corde fisse (ma attenzione quando piove; la rampa diventa fangosa). Al termine del diedro si raggiunge l’esigua Forcella del Méscol, 2400 m, in vista del solitario e sconvolto circo del Medúce di Dentro.

Giù ripidamente per tracce su terreno magramente erboso fino ad un canale che si percorre sulla estrema destra e che porta nel Medúce di Dentro. Si traversa questo (segni rossi) portandosi diagonalmente verso destra, su e giù fra i grossi macigni giallastri che caratterizzano la conca impressionante e che danno un tono di rosea luce evanescente.

Percorso tutto il catino verso ovest, ossia in direzione della Croda Rotta, si risale un ghiaione. Oltre un ripiano e un pendio verde si giunge a ridosso di una parete solcata da un canale grigio che è alquanto levigato e presenta, circa a metà, un’umida grotta con stillicidio. Si sale per il canale aiutandosi con alcune scale di ferro e facendo molta attenzione alla caduta di sassi dal sovrastante catino ghiaioso. Al termine del canale si va per tracce dapprima leggermente a destra, quindi decisamente a sinistra fino ad incontrare un breve ripiano con pozza d’acqua, l’unica della zona e dove converrà approfittarne! Poco oltre la pozza si è sulla Forcella di Croda Rotta, 2569 m, in ambiente oltremodo aereo, selvaggio, fantastico.

Dalla forcella si prosegue in quota a sinistra, avendo l’avvertenza di non scendere assolutamente. La traversata che segue è delicata, lunga una cinquantina di metri, molto difficile in presenza di vetrato o di neve, e termina ad un intaglio di cresta dove c’è un ometto e la scritta “non scendere”. È senza dubbio il punto chiave della traversata. Da qui si gode di una bellissima visione sul Campanile di San Marco. Giù ora decisamente per ghiaie ripide, ma facili, tenendosi a sinistra, cioè vicini alla levigata parete della Torre Frescura.

Si risale un dosso ghiaioso poi, per sentiero abbastanza marcato e tenendosi a sinistra presso la Cresta Vanedél, si scende a delle roccette. Segue una cengia esposta, attrezzata con corde fisse, dalla quale ci si cala letteralmente sulla Forcella Vanedél, 2372 m, sbarrata a mo’ di parapetto da una fune metallica e larga appena circa tre metri. Impressionante la veduta sullo stretto canale-budello friabilissimo che scende verso sud est in Val Vanedél.

Dalla forcella si risale l’opposta parete, che è apparentemente difficile, agevolata da grossa corda metallica, raggiungendo un largo pulpito a scaglioni fessurati, proprio alla base delle rocce finali della Croda De Marchi. Da qui una sequenza di corde fisse conducono con sicurezza sulle balze erbose e rocciose, quindi a un catino ghiaioso da cui per buon sentiero si scende, mantenendosi sulla sinistra sopra il verde Col Nero, fino a incontrare una cengia molto esposta, lunga 25-30 metri, ottimamente attrezzata con grossa fune. Al termine della cengia si entra nella Val di Mezzo per facile terreno erboso (attenzione! ai segni). La si traversa scendendo leggermente per verdi fino a giungere al torrente dove si incontrano i sentieri per la Cengia del Doge, diretto a nord ovest e quello per il Bivacco Voltolina, diretto a sud e che porta il numero 278. Si segue quest’ultimo che, con moderata salita, porta in circa 20 minuti al Bivacco “Leo Voltolina”, 2082 metri

Ore 6 dal Bivacco Musatti.

Ore 9 dal Bivacco “Rif. Tiziano”.

 

Di proprietà della Sezione di Venezia del CAI, il Bivacco Voltolina è dedicato all’alpinista veneziano, combattente nella Grande Guerra. Sorge nella grandiosa e disordinata bolgia cosparsa di enormi macigni sulla soglia del Pian de lo Scottèr (che si trova poco più a monte e che meriterebbe una visita), in ambiente oltremodo solitario e grandioso, contornato dalle grandi muraglie della Cima Bel Prà, dello Scottèr, dei Bastióni e della Croda De Marchi. 9 posti, incustodito. Molto pulito e ben tenuto; acqua solo più in basso, nel torrente, presso il bivio dov’è un grande masso spiovente.

 

 

 

Sesta tappa: Dal Bivacco Voltolina al Rifugio San Marco e al Rifugio Galassi

 

Dal Bivacco “Leo Voltolina” si ridiscende il sentiero 278 fino al torrente; bivio; da destra giunge la “Strada Sanmarchi” che abbiamo appena percorso; giù dritti, a nord, si va a Palùs San Marco; a sinistra, nord ovest, si entra nella Cengia del Doge stando sul segnavia 280. Si va quindi a sinistra, in quota, verso la parete orientale del Corno del Doge. Oltre alcuni mughi si entra sulla Cengia del Doge che taglia tutta la grande parete nord. L’esposizione aumenta man mano che si procede, ma il sentiero è sempre sostanzialmente buono; solo in qualche breve tratto è interrotto, ma ben attrezzato: Così nei punti salienti.

Verso il centro della muraglia un primo tratto di corde fisse agevola il superamento di un gradone; qui la cengia si fa più esile e rappresenta il punto più delicato perché franoso. Altri brevi tratti esposti sono attrezzati e portano presto ad un canale, spesso con neve, oltre il quale appare la Val di San Vito. Proseguendo ora a sud ovest dopo aver aggirato il Corno, il sentiero inizia a scendere incontrando prima un canale con successivo salto, quindi un tratto di roccette, fino a toccare la Val di San Vito nel suo centro. Al di là del torrente, a quota 2047 metri, il segnavia 280 termina la “sua corsa” incontrandosi con il segnavia 226 che sale da Palùs San Marco, con il 243 (Sentiero Minazio) che giunge dal Bivacco Comici e con il 247 che scende dal Bivacco Slataper.

Seguendo dunque il segnavia  226 si risale con moderata pendenza l’alta Val di San Vito, si passa a ridosso della celebre Torre dei Sabbioni e ci si porta a Forcella Grande, 2255 metri. Oltrepassate le pendici erbose a sud di detta forcella, il sentiero entra con ampie curve nel canale detritico del Giou Scuro e lo percorre ripidamente con stretti zig zag in parte scavati nella roccia fino a traversarlo a sinistra. Sceso il bosco si arriva in breve al Rifugio San Marco, 1823 metri.

Ore 3 dal Bivacco Voltolina.

 

Il Rifugio San Marco, inaugurato nel 1895, è di proprietà della Sezione di Venezia del CAI e sorge sul Col de chi da Oss (voce dialettale della Val Boite che significa “Colle di quelli di dietro” con evidente allusione agli auronzani). Lapide alla memoria di Giovanni Arduini, per molti anni Presidente della Sezione di Venezia e pioniere dell’alpinismo veneziano. Ha 37 posti letto ed è aperto dal 20 giugno al 20 settembre con servizio d’alberghetto. Bella visione sul vicino Antelao e sul Pelmo; prenotare allo 0436-94 44 o al recapito del gestore 0436-97 18.

Locale invernale con 9 posti letto.

 

Dal Rifugio San Marco il sentiero con segnavia 227, passato l’orto, penetra nel bosco e presto se ne esce (canalino con acqua) a traversare una scarpata molto friabile e piuttosto delicata in discesa. Scavalcate a lungo le basi ghiaiose della Cima Bel Prà e dello Scottèr, incontra infine il sentiero che perviene da San Vito di Cadore e dal vicino Rifugio Scottèr Palatini. Sempre seguendo il 227 si giunge facilmente a Forcella Piccola, 2120 metri. Da questa si scende brevemente a est fino a giungere al Rifugio “Pietro Galassi”, 2018 metri.

Ore 1,30 dal Rifugio San Marco.

Ore 5,30 dal Bivacco “Emilio Comici”.

 

Costruito nel 1913 in versante Val d’Òten come ricovero militare per le esercitazioni alpinistiche delle truppe da montagna, il rifugio fu in seguito dedicato al Tenente degli Alpini Pietro Galassi, caduto in Libia nel 1913. L’autorità militare lo consegnò alla Sezione di Pieve di Cadore del CAI nel 1915, poi se lo riprese, quindi, dopo la Grande Guerra, lo abbandonò. Nel 1950 fu dato in concessione alla Sezione di Mestre del CAI che lo ristrutturò. Ha un totale di 106 posti letto ed è aperto dal 20 giugno al 20 settembre con servizio d’alberghetto gestito in proprio dalla Sezione con turni di Soci volenterosi; prenotare allo 0436-96 85 o al recapito del gestore presso la Sezione di Mestre del CAI allo 041-93 81 98.

Locale invernale con 8 posti letto.

 

 

Variante 9: Salita alla vetta dell’Antelao dal Rifugio Galassi

 

Itinerario alpinistico, non eccessivamente difficile, ma lungo e in ambiente severo. Ascensione consigliabile e di grande soddisfazione.

 

Dal Rifugio Galassi si risale a Forcella Piccola, 2120 m; tabella. Per sentiero a sud si raggiunge un prato, quindi un vallone di ghiaie spesso con neve fino a luglio. Si sale a destra sotto le rocce. Per queste, seguendo una serie di cenge esposte, si perviene sulla zona di cresta detta la Bàla. Per altra cengia, anche essa esposta, si aggira la cresta e si raggiunge un intaglio che si supera per placche. Si è così giunti sulle Laste. Oltre due spuntoncini chiamati i Becétt, si scende brevemente ad un intaglio con un passaggio non facile e subito si risale un caminetto liscio pervenendo al secondo tratto delle Laste, che sono quelle caratteristiche placche inclinate, fessurate, corrose, non difficili, ma che vanno percorse con molta attenzione in presenza di neve o di ghiaccio, cosa abbastanza normale a queste quote. Stando sulla destra si continua faticosamente fino ad un canale-corridoio che va sulla sinistra (segni). Conviene procedere proprio sulla sinistra, quasi sull’orlo esposto del crestone, più facile e compatto, fino all’altezza del Bivacco “Piero Cosi”, 3111 m; tabella. Da qui il bivacco non si scorge, ma è vicinissimo. Per cengia a sinistra lo si raggiunge.

 

Costruito nel 1957 a ricordo di un alpinista padovano caduto in montagna, il Bivacco “Piero Cosi” è un vero e proprio nido d’aquila, sospeso com’è sul vuoto impressionante del canalone nord dell’Antelao. Sempre aperto e incustodito; 9 posti; acqua da neve.

 

Dal bivacco si sale a destra, quindi a sinistra per cenge. Oltre un passaggio su placca si va all’ultima cresta da dove, per breve cengia e successivo camino attrezzato con corde fisse, si è sull’anticima; ometto; paletto. Si scende di poco, si risale lo scoglio terminale e si è in vetta all’Antelao, 3264 m, il re delle Dolomiti, secondo in altezza solo alla regina Marmolada; punto trigonometrico; statuetta della Madonna; targa a ricordo di un alpinista caduto; enorme panorama.

Ore 4, in condizioni ottimali, dal Rifugio Galassi.

 

 

 

SETTIMA TAPPA: Dal Rifugio “Piero Galassi” al Rifugio Antelao e a Pieve di Cadore

 

Dal Rifugio “Piero Galassi” si prende il sentiero con segnavia 250 che sale a sud e quindi traversa una bastionata fino ad entrare nella morena del Ghiacciaio Inferiore dell’Antelao dalla quale procede a sud est toccando la base di una lastra di roccia profondamente incisa dalle erosioni, alta circa 200 metri e attrezzata con corde fisse. Al termine della lastronata si esce sulla esigua Forcella del Ghiacciaio dell’Antelao, 2584 m, a ridosso della fronte del ghiacciaio che un tempo si appoggiava al Lastrón dei Pian dei Arbói.

Per un canale stretto e levigato dall’erosione del ghiaccio (fare molta attenzione se c’è neve o vetrato) e dopo una piccola cengia marcia si entra nel circo superiore dell’enorme vallone situato a nord est dell’Antelao. Si scende a lungo, facendo attenzione a non perdere i segni, su terreno ghiaioso, quindi erboso, infine tra i mughi, fino ad un pianoro che si attraversa a sud est trascurando il sentiero con segnavia 258 che scende ad attraversare l’incantevole Val Antelao per poi divallare in Val d’Òten. Si prosegue sul segnavia 250 toccando la quota 1920 (acqua), quindi su a destra ad incontrare un bivio col segnavia 230 diretto a Campestrìn, che si trascura.

Si procede a sinistra, per pendio, raggiungendo la Forcella Pìria, 2096 metri. Il sentiero ora va giù a est sotto le Crode di San Pietro e traversa alto sopra il bosco; quindi scende tra i mughi e poi tra gli alberi fino alla Sella Pradónego e al Rifugio Antelao, 1796 metri.

Ore 5 dal Rifugio “Pietro Galassi”.

 

Il Rifugio Antelao sorge sulla sella prativa di Pradónego sotto le modeste Crode di San Pietro e offre un panorama grandioso sulle montagne a sud del Comèlico, sul Crìdola, sugli Spalti di Toro e Monalconi, sul Duranno-Cima dei Preti e sulla dorsale meridionale delle Marmaròle centrali. Di proprietà della Sezione di Treviso del CAI, fa servizio d’alberghetto dall’1 giugno al 31 ottobre; 25 posti letto; raggiungibile anche su strada da Pieve di Cadore e Pozzàle; prenotare allo 0435-7 53 33 o al recapito del gestore 0422-82 30 10.

 

Dal Rifugio Antelao una stradina scende verso sud est, poi est, fino alla Forcella Antracìsa, 1693 m, dove è la Capanna Tita Pancera della Sezione di Pieve di Cadore del CAI (chiusa; chiavi presso la Sezione; dotato di 11 posti e attrezzature per cucina). Alla forcella c’è un bivio con due possibilità di discesa:

1)- Dalla Forcella Antracìsa per la strada. Si prosegue in cresta verso est per circa un chilometro e mezzo raggiungendo il modesto Monte Trànego, 1847 m, quindi con una serie di tornanti si scende a Pozzàle, 1054 m, e a Pieve di Cadore, 880 metri.

Ore 2,30 dal Rifugio Antelao, su stradina, per circa 11 chilometri.

Ore 7,30 dal Rifugio Galassi.

 

2)- Dalla Forcella Antracìsa per il sentiero con segnavia 253. Dalla forcella si scende un po’ a sud, poi si prende il sentiero di sinistra (253; sud est) che taglia lungamente il pendio prativo, traversa le grave di Costanuda a sud del Trànego e giunge ai fienili di Val Costede, 1283 m, oltre i quali, a quota 1157 m, si innesta nella stradina che porta a Pozzàle e a Pieve di Cadore, 880 metri.

Ore 2 dal Rifugio Antelao.

Ore 7 dal Rifugio Galassi.

 

 

Pieve di Cadore, 880 m, situata su un’ampia sella fra il Col Contràs a ovest e il Monte Ricco a sud est, domina la confluenza della Val Calda nel Piave.

La storia di Pieve si confonde con quella del Cadore. Nel XIV secolo vi fiorì una scuola di lettere italiane. Nel 1490 a Pieve nacque Tiziano Vecellio, il più celebre dei pittori veneti.

Il gonfalone della città è decorato di Medaglia d’Oro al V.M. “per la memoranda e tenace resistenza fatta nel 1848 dalle popolazioni cadorine contro soverchiante e agguerrito invasore” e della Croce di Guerra per la resistenza nel 1918.

Venendo da Pozzàle, la strada entra in Pieve trovando subito a sinistra il Municipio, quindi si affaccia sulla Piazza Tiziano dov’è la statua in bronzo dell’artista, opera di Antonio Del Zotto (1880).

Di fronte sta il Palazzo della Magnifica Comunità, riedificato nel 1525 in luogo dell’altro del 1447, in parte distrutto al tempo della guerra della Lega di Cambrai. Al pianterreno ecco il bel Caffè Tiziano, completamente ristrutturato, ma con intatti i motivi architettonici del XIV secolo. Al primo piano si ammirano il salone nel quale nel 1848 venne deliberata la resistenza contro lo straniero sotto il comando di Pier Fortunato Calvi, il busto di Natale Talamini (1808-1876) patriota e poeta, e quello di Luigi Coletti, fedele compagno del Calvi. In altre stanze si ammirano i ricchi intagli lignei cinquecenteschi di illustri cadorini e l’importante archivio storico.

Unita al palazzo, sulla sinistra, si erge superba la torre merlata con l’antichissima campana dell’arengo; ai piedi si nota un ricordo marmoreo dedicato al Calvi, inaugurato nel 1875, distrutto dagli austriaci nel 1918 e rifatto nel 1919. Sull’altra facciata della torre è infissa una lapide ai Caduti della Grande Guerra 1915-18.

 

A sinistra del Palazzo della Magnifica Comunità sorge la Parrocchiale, opera dello Schiavi (1814-1819). Nell’interno si può vedere la Madonna col Bambino in un dipinto del sommo Tiziano Vecellio.

Traversata la piazza si arriva subito alla umile casa natale di Tiziano, ripristinata in Museo Tizianesco. Contiene fra l’altro il diploma di Carlo V (1533) che creò Tiziano conte e cavaliere.

A Pieve di Cadore esistono tutti i servizi pubblici essenziali, nonché alberghi, pensioni, trattorie, Farmacia, Ospedale, elisoccorso, campi da tennis, piscina, ecc.

Servizi di autocorriera per Calalzo (Stazione FF.SS.), Cortina, Comèlico e Sappàda, Carnia, Belluno e, nell’alta stagione, anche servizi diretti per Milano, Padova, Venezia.

 

In questa ridente cittadina montana, circondata dalle Marmaròle, che ha sullo sfondo altre sublimi montagne cariche di storia che si rispecchiano solenni nel Lago di Centro Cadore, termina l’Alta Via delle Dolomiti n. 5.

 

 

Informazioni

 

Amministrazione Provinciale - Settore Turismo

Via S. Andrea, 5 - 32100 Belluno - Tel. 0437 2 47 18

 

Ufficio Provinciale per il Turismo

Piazza Parrocchia, 11 - 39100 Bolzano - Tel. 0471 99 38 08

 

Azienda Promozione Turistica n. ???

Vedi Sesto in Pusterìa

 

Azienda Promozione Turistica n. 1 - Auronzo di Cadore

Via Roma, 10 - 32041 Auronzo di Cadore (BL) - Tel. 0435 400 161

 

Azienda Promozione Turistica n. 1 -  San Vito Di Cadore

Via Nazionale, 9 - 32046 San Vito di Cadore (BL) - Tel. 0436 9119

 

Azienda Promozione Turistica n. 1 – S. Stefano di Cadore

Piazza Roma, 38 - 32045 S. Stefano di Cadore (BL) - Tel. 0435 62230

 

 

Per problemi di una certa rilevanza come: prenotazioni, conferme, disdette, apertura o chiusura rifugi, reclami, ecc…) ci si potrà rivolgere, oltre ovviamente ai rispettivi gestori, anche alle Sezioni del Club Alpino Italiano proprietarie degli immobili, tenendo presente che i Soci del CAI sono dei volontari e difficilmente fanno orario d’ufficio nelle rispettive Segreterie sezionali. Per i numeri telefonici dei rifugi e dei gestori vedi nel testo.

 

 

Sezioni del Club Alpino Italiano

 

Padova

35100 Galleria S. Bernardino, 5 - Tel. 049 8 75 08 42

per il Rifugio Zsigmondy-Comici e il Rifugio Antonio Berti

 

Auronzo di Cadore

32041 Via Dante, 4 – Tel. 0435 9 9 454

per il Rifugio Carducci

 

Lozzo di Cadore

        32040 Piazza 4 Novembre

        per il Rifugio Ciarèido

 

Domegge di Cadore

        32040 via don F. Barnabò

        per il Rifugio Baión

 

Venezia

30124 San Marco 1672 – Tel. 041 71 66 22

per il Rifugio Chiggiato e il Rifugio San Marco

 

Mestre

30172 Via Fiume, 47/a - Tel 041 93 81 98

per il Rifugio Galassi

 

Treviso

31100 Piazza dei Signori, 4 - Tel. 0422 54 08 55

per il Rifugio Antelao
Meteo
Copyright 2004 - Provincia di Belluno
Questo progetto (codice VEN 222014 e VEN 222015) è cofinanziato dall'Unione Europea
nell'ambito del Programma INTERREG III A Mis 2.2 Italia - Austria
Portal engine source code is copyright © 2002-2010 by DotNetNuke. All Rights Reserved