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RELAZIONE TECNICA DELLE TAPPE

 

 

PRIMA TAPPA: Da San Candido-Innichen al Rifugio Tre Cime di Lavaredo “Antonio Locatelli” e al Rifugio Auronzo

 

Da San Candido-Innichen, 1174 m, i più determinati seguiranno a piedi la Strada Statale n. 52 verso Sesto-Sexten; altri ci andranno in auto.  Dopo circa 3,5 chilometri si incontra un bivio sulla destra; siamo alla località Alte Säge (Vecchia Segheria), 1259 m; tabelle; possibilità di ristoro.

Si prende a destra la stradina asfaltata con segnavia 105 che penetra nella Val Campo di Dentro-Innerfeldtal fra prati e boschi, per circa 4 km, fino a una sbarra, 1509 m; parcheggio obbligatorio. Si risale la costa con quattro tornanti fino ad entrare nella spettacolosa oasi prativa dove sorge il Rifugio Tre Scarpèri-Dreischuster Hütte, 1626 m; 20 minuti dal parcheggio; ore 2 a piedi da San Candido.

La Val Campo di Dentro-Innerfeldtal è zona naturalistica protetta.

 

Il rifugio sorge al bordo di un grande prato, a metà dell'enorme vallata. È di proprietà della Sezione di Bolzano della Sudtiroler Alpenverein e ha circa 60 posti letto. Fa servizio d'alberghetto ed è aperto anche d'inverno. Tel. 0437-7 66 10.

 

Dal rifugio si segue il segnavia 105 (per un tratto segnato anche 10 e 11) per la stradina che taglia il pianoro. Oltrepassata la Val Pra Brusà-Kohlalpltal, che si presenta sulla destra, e trascurato il sentiero che la risale, si continua decisamente a sud fin dove la stradina termina con un bivio a quota 1693. Si prende a sinistra (sud est; segnavia 105), verso i ghiaioni del Monte Mattina-Morgenkopf, quindi si sale ripidamente per il vallone selvaggio del Rio di San Candido. Dopo una forte rampa si perviene ad una conca con baranci, si passa il torrente a quota 2086, si raggiunge una forcella, si supera un'altra rampa che si percorre a zig zag e si arriva a un secondo bivio a quota 2285. Da qui si prosegue a sinistra sul segnavia 105 (la variante di destra non è segnata) fino ad incontrare il segnavia 11 che perviene da ovest, cioè dal Passo Grande dei Róndoi. Bivio. È consigliabile proseguire a sinistra, verso la Torre di Toblìn, ma è  anche possibile continuare a destra salendo facilmente per la variante (in verità questo era il tracciato originale, oggi un po’ trascurato), fino a raggiungere il Passo dell’Alpe Mattina-Gwengalpenjoch, immenso balcone panoramico sulle Tre Cime di Lavaredo. Dal Passo dell’Alpe Mattina si rientra senza difficoltà sul percorso normale.

Se si è seguito il sentiero di sinistra, dopo essere passati a ridosso dell’elegante Sasso di Sesto-Sextenerstein, si arriva comodamente fino alla forcella di Toblìn-Toblinger Riedl. Infine si giunge al Rifugio Tre Cime di Lavaredo “Antonio Locatelli”-Dreizinnenhütte, 2405 metri da dove si gode la grande visione sulle pareti nord delle Tre Cime.

Ore 3 dal Rifugio Tre Scarpèri; ore 5 da San Candido.

 

Situato nei pressi della Forcella di Toblìn, al cospetto delle Tre Cime di Lavaredo, il rifugio è di proprietà della Sezione di Padova del CAI (tel. 049-8 75 08 42) ed è intitolato alla Medaglia d’Oro Antonio Locatelli. Aperto dal 25 giugno al 25 settembre fa servizio d’albergo (più che d’alberghetto) e dispone di 150 posti letto che converrà sempre prenotare allo 0474-97 20 02 o al recapito del gestore 0474-71 03 47.

Locale invernale con 8 cuccette.

 

Dal Rifugio Locatelli si presentano due possibilità per raggiungere il settore meridionale delle Tre Cime di Lavaredo e il Rifugio Auronzo:

per il sentiero a est della conca sottostante le pareti nord delle Tre Cime, cioè passando sulle pendici del Patèrno verso la Forcella Lavaredo. Questo itinerario, seppur bellissimo, è sempre troppo battuto da ogni genere di gitanti e quindi poco raccomandabile;

traversando la detta conca verso sud ovest fino alla Forcella Col di Mezzo e da qui al Rifugio Auronzo. Questo tratto offre ancor oggi  un ambiente incredibilmente solitario e deserto, decisamente grandioso, con visione continua delle muraglie settentrionali delle Tre Cime.

Di seguito descriviamo solamente il poco usato percorso b-, essendo quello a- assai logico e trafficato.

Dal Rifugio Locatelli si segue il sentiero con il segnavia 105 che, proseguendo verso sud ovest, scende al Pian da Rin dove ci sono le sorgenti della Rienza, affluente dell’Isarco; 15 min.; tabella; bivio con il segnavia 102 che, a destra (ovest) scende per la Val Rinbon fino al Lago di Landro.

Dalla zona delle sorgenti si prosegue a sinistra per risalire il margine tormentato della Grava Longa. Attraversato un pianoro verso sud ovest e passati alcuni laghetti e una casupola di pastori, si taglia a sud salendo infine alla Forcella Col di Mezzo, 2315 m, da dove, per il buon sentiero tagliato sul ripido versante meridionale della Croda del Rifugio, si giunge al Rifugio Auronzo, 2320 m; ore 1,30 dal Rifugio Locatelli.

Ore 4,30 dal Rifugio Tre Scarpèri.

Ore 6,30 da San Candido.

 

Questo grande manufatto, costruito in posizione dominante, collegato a Misurìna mediante la sempre discussa, ma frequentatissima strada asfaltata, è di proprietà della Sezione di Auronzo, o Cadorina, del CAI.

Il rifugio, prima di chiamarsi “Auronzo” nel 1957, fu denominato Rifugio Longéres dal nome della vicina forcella. Dopo la distruzione avvenuta durante la prima guerra mondiale venne ricostruito nel 1925 e prese il nome di Rifugio Principe Umberto, benedetto da don Piero Zangrando il “Cappellano delle Tre Cime”. Nel 1946 diventò Rifugio Bruno Caldart dal nome della guida auronzana caduta sulla Cima Piccola nel 1944.

È aperto dal 1 giugno al 30 settembre e nei fine settimana dei mesi di febbraio e marzo. Fa servizio di ristorante self service; 82 posti letto; conviene sempre prenotare allo 0435-3 90 02 o al recapito del gestore 0435-6 26 82

Locale invernale con 2 posti letto.

 

 

Variante 1: Da Dobbiaco-Toblach al Rifugio Tre Cime di Lavaredo e al Rifugio Auronzo

 

Itinerario lungo e un po’ faticoso, ma di grandissimo interesse ambientale, ideale per chi voglia veramente fare “qualcosa di nuovo”.

 

Da Dobbiaco-Toblach si percorre in auto la Strada Statale 51 per circa 5 km fin poco oltre la cava di sabbia, nella zona dei ruderi di Ferrara Vecchia-Schmieden Rume, non facilmente individuabile, comunque poco prima del Cimitero di Guerra. Dalla Statale (tabelle bilingue), in corrispondenza di un pianoro erboso-acquitrinoso, ha origine il sentiero segnavia 9 che attraversa il piano per poi risalire, decisamente piegando a sinistra, l’erto Fosso Mésule-Moeselegraben. Poco più su del pianoro si incontrano, sulla destra, due diramazioni che si trascurano. Passato un breve, facile salto roccioso e un pendio franoso (dove un tempo c’era una corda fissa, ora tolta perché inservibile) si perviene a una doppia, bella cascata a quota 1488. Il sentiero, passato il torrente, continua sulla costa franosa e entra in un canale fortemente detritico che risale con alcune serpentine. Poco dopo, lasciato il vecchio tracciato che vinceva il canale direttamente, si prosegue pel nuovo e più sicuro sentiero, sulla destra (sinistra orografica), ben tracciato e largo che, con moderata pendenza, a zig zag, porta ad una piccola sella a quota 1829 metri. Qui il sentiero piega decisamente a sinistra (est) e traversa la ripida costa erbosa su una cengia, a picco sul Fosso Mésule, su sentiero largo e sicuro. Risalito il bosco si giunge ad una bella radura dove sorge la Capanna dei Pegorari, 2060 m circa (nel 1989 erano solo ruderi con nessuna possibilità di ricovero). Pel bosco rado si giunge ad una seconda radura con spettacolare visione sulle pareti orientali della Cima Piatta Alta-Hochebenkopf e della Cima Bulla- Bullköpfel; 200 metri a sinistra della radura c’è un piccolo ricovero di pastori.

Il sentiero prosegue a destra, traversa la radura fra bellissimi pini, percorre in cengia alcuni roccioni, sale ripidamente per un po’ e porta, infine, al romantico catino erboso dov’è il piccolo Lago dell’Alpe di Mezzo-Mitter Alpensee, 2222 m; fin qui ore 2,30 dalla SS. Il sentiero (in realtà solo tracce nell’erba; molti segni; paletto segnaletico) taglia diagonalmente verso la Forcella del Lago-Luechelescarte che, dopo alcuni tornanti, si raggiunge facilmente a 2545 m, fra la Cima Piatta Alta e la Cima Bulla; tabella e libro per le firme dei percorritori.

Dalla forcella giù per ghiaie e chiazze erbose fino ad una prima conca con acqua, quindi ad una seconda; si scende ancora, per mughi, fino al bivio di quota 1895 metri. Lasciato il sentiero segnavia 9 che scende al Rifugio Tre Scarpèri si prende a sud il sentiero segnavia 10 che sale per il grande vallone sassoso fino al Passo Grande dei Róndo-Grosseswildgrabenjoch, 2289 m; da questo, prima in salita per un canale roccioso con corda fissa, ma facile, poi per ghiaie, si perviene all’altopiano della Torre dei Scarpèri-Schwalbenalpenkopf. Poi si traversa la deserta Alpe Mattina, si raggiunge il Passo dell’Alpe Mattina-Gwengalpenjoch, 2446 m e quindi si giunge al Rifugio Tre Cime di Lavaredo “Antonio Locatelli”, 2405 metri.

Ore 8,30 dalla Strada Statale 51 all’altezza di Ferrara Vecchia.

 

 

Variante 2: Da Sesto-Sexten al Rifugio Tre Cime di Lavaredo e al Rifugio Auronzo

 

Da Sesto-Sexten in Val Pusterìa, 1316 m, si segue in auto la Strada Statale 52 d’Alemagna verso il Passo di Monte Croce Comèlico fino a San Giuseppe di Moso-Moos, 1339 m dove si stacca a destra la strada per la Val Fiscalina-Fischleintal; si segue quest’ultima fino al parcheggio presso il Dolomitenhof al Piano Fiscalino, 1454 metri. Da qui si prende la strada a fondo battuto (transito vietato alle auto) che in mezz’ora porta alla Capanna di Fondovalle-Talschlußhütte, 1548 m, quindi al bivio della Val Sassovecchio-Altensteinertal; grande tabella. Si continua a destra (a sinistra il segnavia 103 porta al Rifugio Zsigmondy-Comici) sul segnavia 102 che si inoltra per la Val Sassovecchio-Altensteintal. Superata una forte rampa dove si trova dell’acqua, si procede sul fondo dell’Alpe dei Piani-Bodenalpe piena di sfasciumi sovrastati dell’ardito sperone est del Patèrno. Dopo un’ultima breve rampa e un lungo giro verso sud ovest poco al di sopra dei Laghetti dei Piani-Bödenseen, si risale la costa erbosa con visione delle èpunte delle Tre Cima fino a raggiungere la Forcella di Toblìn e il vicinissimo Rifugio Tre Cime di Lavaredo “Antonio Locatelli”, 2405 metri.

Ore 3 circa dal parcheggio in Val Fiscalìna.

Dal Rifugio Locatelli al Rifugio Auronzo vedi il percorso b- della prima tappa; ore 1,30.

Ore 4,30 dal parcheggio in Val Fiscalìna al Rifugio Auronzo.

 

Passeggiata al Rifugio Lavaredo e alla Forcella Lavaredo

 

Seguendo la strada militare che dal Rifugio Auronzo attraversa in quota il ghiaione a sud delle Tre Cime e passa subito a lato della Cappella della Madonna della Croda, si giunge, in circa mezz’ora di rilassante passeggiata, al solitario ed ospitale Rifugio Lavaredo, 2344 m, di proprietà privata, che sorge sui Piani di Lavaredo poco sotto l’omonima forcella. Il rifugio, certamente più “alpinistico” degli altri vicini, è aperto d’estate e fa servizio d’alberghetto in un clima del tutto familiare e informale; circa 40 posti letto.

Dal rifugio si raggiunge in breve la Forcella Lavaredo, 2454 m, seguendo la carrareccia di guerra o le numerose scorciatoie; dalla forcella grandioso colpo d’occhio, d’infilata, sulle maestose Tre Cime e sulla grande cerchia delle Dolomiti di Sesto e di Auronzo.

 

 

SECONDA TAPPA: Dal Rifugio Auronzo al Rifugio Fratelli Fonda Savio e al Rifugio Citta’ di Carpi

 

Dal Rifugio Auronzo, 2320 m, il sentiero con il segnavia 117 scende verso sud est e porta facilmente sul crinale del Monte Cianpedéle e quindi  a una sella. Da questa inizia un interessantissimo sentiero di guerra costruito dagli Alpini nel 1915-16 e ripristinato nel 1955 a cura della Sezione del CAI “XXX Ottobre” di Trieste che lo ha dedicato all’alpinista Accademico A. Bonacossa.

Dalla sella su menzionata il sentiero sale un poco e passa sotto la cima del Monte Ciampedéle; quindi prosegue tenendosi sul bordo del crinale offrendo qualche passaggio esposto, ma elementare. Con queste caratteristiche continua a lungo quasi in quota.

Oltre una galleria di guerra - che è evitabile se si segue il sentiero all’esterno - si perviene ad una forcella dalla quale si scende seguendo una cengia, quindi un diedro attrezzato con corde fisse e scale, fino a riprendere un’altra cengia che taglia la parete della Cima Ciadìn di Rinbianco. Per la ripida costa che segue si raggiunge una cresta e subito dopo la Forcella di Rinbianco, 2176 m, rocciosa a nord, ghiaiosa ed erbosa a sud.

Dalla forcella il sentiero prosegue pianeggiante sotto la Torre  Wundt poi, raggiunto un vallone, porta ad uno sperone roccioso da dove si sale verso destra per ripidissimi scaglioni con l’aiuto di alcune corde fisse. In breve si è al Passo dei Tocci, 2367 m, dov’è il Rifugio Fratelli Fonda Savio, 2359 metri.

Ore 3 dal Rifugio Auronzo.

 

Il rifugio, dedicato ai fratelli Piero, Paolo, Sergio Fonda Savio, triestini, caduti nel corso della seconda guerra mondiale, sorge sul Passo dei Tocci ed è di proprietà della Sezione del CAI “XXX Ottobre” di Trieste. Fa servizio d’alberghetto dal 15 giugno al 15 settembre e dispone di 28 posti letto. Indispensabile prenotare al n. del rifugio 0436-3 90 36 o presso il recapito del gestore 0474-67 85 97.

Locale invernale con 3 posti letto.

 

Per raggiungere dal Rifugio Fratelli Fonda Savio il Rifugio Città di Carpi e il Rifugio Col de Varda c’è solo l’imbarazzo della scelta. Infatti esistono tre interessantissimi itinerari: due formano praticamente un grande ovale attorno al ramo del Ciadìn di San Lucano e costituiscono il “Sentiero attrezzato Durissini”. Il Terzo è la logica prosecuzione del “Sentiero Bonacossa”, a occidente del gruppo dei Cadìni di Misurìna, ma presenta l’inconveniente non da poco di “saltare” sia il cuore magico dei Cadìni che il Rifugio Città di Carpi, di conseguenza accorciando l’Alta Via.

Tutti gli itinerari si possono considerare a sé stanti e come tali vengono descritti.

 

Al Rifugio Col de Varda per il “Sentiero Bonacossa”

 

Dal Rifugio Fratelli Fonda Savio si prende il sentiero con segnavia 117 che si dirige verso la singolare e arditissima Torre del Diavolo passando sotto le pareti occidentali del Ramo del Nevaio. Raggiunta la Forcella del Diavolo, 2380 m, il sentiero cala lungo un ripido canale roccioso che si vince con l’aiuto di alcune scale e corde fisse metalliche. Giunti nel Ciadìn de la Neve lo si traversa a nord ovest fino a raggiungere il bordo opposto della conca. Da qui si sale verso la Forcella di Misurìna, 2395 m, raggiungibile su percorso attrezzato con scale e corde attraverso cenge, ripidi canali e qualche salto di roccia. Dalla forcella il sentiero scende deciso e facile per le ghiaie fino a giungere al Rifugio Col de Varda, 2115 metri, dove giunge una stradina da Misurìna.

Ore 1,30 dal Rifugio Fratelli Fonda Savio.

Ore 4,30 dal Rifugio Auronzo

 

Al Rifugio Città di Carpi per il “Sentiero attrezzato Durissini”, parte orientale, attraverso la forcella della Torre.

 

Dal Rifugio Fratelli Fonda Savio si prende il sentiero che scende ripido, con l’aiuto di alcune corde fisse, nel Ciadìn del Nevaio. Traversato questo verso est si sale a zig zag, stando sul segnavia 112, l’ertissima costa erbosa fino a raggiungere la Forcella della Torre, 2400 metri. Da questa si scende nel Ciadìn Deserto, lo si attraversa stando alti sulla sua testata e quindi si risalgono i tornanti che conducono alla Forcella Sabbiosa, 2440 m, dopo aver passato alcuni ponticelli di legno con l’ausilio di una corda fissa. Giù per il pendio erboso opposto, per poco; quindi rapidamente alla Forcella Ciadìn Deserto, 2400 m circa. Dalla forcella si prosegue in discesa per circa un centinaio di metri passando sotto una grotta naturale, se ne risalgono altrettanti e, traversando una pala erbosa verso i ghiaioni, si entra nel Ciadìn de le Père (père=sassi) che si contorna con ampio giro. Ora si sale ad una piccola forcella erbosa, detta Selletta Alta di Maràia, oltrepassata la quale si divalla verso il verdissimo Ciadìn di Maràia dov’è il Rifugio Città di Carpi, 2110 metri.

Ore 3,30 dal Rifugio Fratelli Fonda Savio.

Ore 6,30 dal Rifugio Auronzo.

 

Al Rifugio Città di Carpi per il “Sentiero attrezzato Durissini”, parte occidentale, attraverso la Forcella del  Nevaio.

 

Dal Rifugio Fratelli Fonda Savio il sentiero con segnavia 116 risale per ghiaie e massi il costone sovrastante il Passo dei Tocci. Alquanto più in alto, traversa a sinistra per raggiungere e entrare nel Ciadìn del Nevaio racchiuso fra due impressionanti bastioni. Si arranca per il Ciadìn nella sua parte centrale fin sotto alla forcella che ben si scorge in alto. Due scale metalliche agevolano la salita alla Forcella del Nevaio, 2624 m (da non confondersi con la Forcella della Neve che è 150 metri più bassa e si trova a sud ovest), dove svettano due torri eleganti. Grande panorama.

Per sentiero friabile. E con l’aiuto di una corda fissa, si scende in breve alla Forcella Verzi, 2550 m, stretta e rocciosa, dalla quale si imbocca il largo canale roccioso che termina sul Ciadìn de le Père. La discesa è agevolata da corde fisse e da alcune scale di ferro. Incrociato il bivio con le tracce che scendono dalla Forcella della Neve e il “Sentiero attrezzato Durissini” proveniente dal settore occidentale (Ciadìn Deserto), si segue il sentiero che si dirige decisamente a sud fino a giungere al Rifugio Città di Carpi, 2110 metri.

Ore 3,30 dal Rifugio Fratelli Fonda Savio.

Ore 6,30 dal Rifugio Auronzo.

 

Il Rifugio Città di Carpi sorge appena sopra la Forcella Maràia ed è dedicato alla memoria del Capitano Manfredo Tarabini Castellani del Battaglione Cadore, Medaglia d’Oro al Valor Militare, caduto in Grecia nel 1940. È di proprietà della Sezione di Carpi del CAI e fa servizio d’alberghetto dal 25 giugno al 10 settembre; 27 posti letto; prenotare allo 0435-3 91 39 o al recapito del gestore 0435-3 91 17.

 

 

Variante 3: Alla Cima Ciadìn Nord Est per la “Ferrata Ruggero Merlone-Celestino Ceria”

 

Si tratta di una ferrata che supera la parete ovest lungo un percorso piuttosto esposto. Parecchie scale e corde fisse. Per alpinisti esperti.

 

Dal Rifugio Fratelli Fonda Savio, in 20 minuti, si giunge all’attacco della ferrata risalendo il Ciadìn del Nevaio lungo i segni del “Sentiero attrezzato Durissini”, parte occidentale. La ferrata percorre un pilastro superficiale limitato a sinistra da righe nere e a destra da un colatoio. Si sale per gradoni sotto la verticale della riga di destra, quindi si traversa a destra su d’una cornice e si scalano, sempre per ferrata, circa 150 metri in verticale. Aggirato a destra un pilastro, si supera una paretina e si giunge all’anticima, poco a nord della vetta vera e propria; dislivello 250 m circa.; ore 2,30 per la salita; discesa per la stessa via.

 

 

 

TERZA TAPPA: Dal Rifugio Città di Carpi al Rifugio “Alfonso Vandelli”

 

Dal Rifugio Città di Carpi, 2110 m, si segue il segnavia 120 che, scavalcata a sud la vicina Forcella Maràia, 2101 m, scende verso sud ovest e poi nord ovest, per pascoli e per prati alberati, fino ad un bivio con il ramo sud del segnavia 120. Si prosegue a destra (nord ovest) ancora sul 120 e poco dopo si raggiunge la stradina militare che collega Maràia al Col de Varda e Misurìna. Avanti per questa, verso nord ovest, poi a ovest sotto il Col de Varda, a raggiungere un bivio. Si segue la stradina di destra (nord) che in breve, dopo due ampie curve, porta alla stazione d’arrivo della seggiovia e al Rifugio Col de Varda, 2115 m, da dove si gode un grande panorama, particolarmente sulle Marmaròle, sul Sorapìss, sul Cristallo…

Proprietà privata, aperto d’estate e d’inverno con servizio di ristorante; 21 posti letto; prenotare allo 0435-3 90 41.

 

Dal Rifugio Col de Varda si può raggiungere Misurìna anche con la seggiovia. A piedi, invece, dal vicino bivio si prende la stradina di sinistra che, con ampie svolte nel bosco, scende tranquilla a raggiungere Misurìna 1752 m, all’estremità sud del lago.

Ore 2 dal Rifugio Città di Carpi.

 

Misurìna è il più grande lago naturale del Cadore ed ha una superficie di circa 12 ettari, una lunghezza di 600 metri, una larghezza che varia dai 100 ai 300 metri e una profondità massima di 9 metri. Il lago è chiuso fra due morene frontali sia a monte che a valle; probabilmente in un tempo antico era un tutt’uno con la palude che si trova ancora al di là dello spartiacque.

Come nel resto delle Alpi, fu il nascente alpinismo a scoprire questo angolo incantevole che era rimasto per secoli solo pascolo prezioso per il bestiame di Auronzo e di Dobbiaco, con le relative storiche liti interminabili, a volte anche condite con violente baruffe fra pastori e valligiani.

Fin verso il 1880 nei pressi delle rive non v’era che qualche fienile e qualche rozzo ricovero. Poi sorse, a ridosso del Col Sant’Angelo, il primo alberghetto che nel 1885 già funzionava, ma aveva appena 7 stanze e 10 posti letto. L’albergo nel 1889 fu ampliato e i letti furono portati a 14. Solo nel 1889, per iniziativa di alcuni ricchi cadorini, venne costruito il Grande Albergo Misurìna, con 100 stanze da letto, saloni, verande, bagni. Costò mezzo milione di lire, che allora era una fortuna. Subito dopo sorsero altri alberghi e trattorie per le sempre maggiori richieste dei visitatori.

Nonostante questo il bravo pioniere dell’alpinismo dolomitico Adolf Witzenmann, nel suo studio sui Cadìni, consigliava di dormire sul fieno nella casetta della guida Pacifico Zandegiacomo Orsolina detto Cicco e di mangiare alla cucina della sorella della stessa guida. Witzenmann era un vero alpinista e amava la montagna semplice, non sofisticata, quella che parla al cuore dell’appassionato!

Lo sviluppo assunto da Misurìna fu rapidissimo, nonostante i poveri mezzi di comunicazione, soprattutto italiani, fossero sempre molto disagevoli; ancora nel 1905, nell’ultimo tratto di strada prima del lago, i viaggiatori dovevano scendere dalla diligenza e spingerla se volevano giungere in albergo per il pranzo!

 

Da Misurìna si segue la Strada Statale 48b verso Auronzo (sud) che, dopo aver costeggiato il lago, scende al Bivio Dogana Vecchia, 1647 m; da qui grande veduta sul Sorapìss. Dal bivio si segue a destra la Statale 48 per Cortina traversando antichi boschi fino a giungere nei pressi del Passo Tre Croci, 1805 metri.

Ore 1.30, circa 6 km, da Misurìna.

Ore 3,30 dal Rifugio Città di Carpi.

 

Un po’ prima del passo, a quota 1791 m, tabella, si stacca il sentiero con segnavia 215; inizialmente è una stradina ma ben presto si fa sentiero e si inoltra verso i pendii orientali delle Zìmes de Marcuòira e degli Orte. Passati due canaloni sale ad un pianoro boscoso da dove prende, quasi pianeggiante, a traversare il vecchio e bellissimo bosco di larici e di abeti. Fuori dal bosco sale per poco ripidamente, quindi prosegue ancora pianeggiante fin dove si restringe ed è tagliato nella roccia sulla quale si procede con l’aiuto di passamani metallici. Infine, con lunga traversata a mezza costa, giunge al Rifugio al Sorapìss “Alfonso Vandelli”, 1928 metri.

Ore 2 dal Passo Tre Croci.

Ore 5,30 dal Rifugio Città di Carpi.

 

Il Rifugio al Sorapìss “Alfonso Vandelli”, di proprietà della Sezione di Venezia del CAI, sorge nella maestosa conca settentrionale del Sorapìss, a lato dell’omonimo laghetto sul cui bordo era stato eretto nel 1891 con il nome di Pfalzgauhütte ad opera del D.O.A.V. Per due volte distrutto da valanga, fu ricostruito e poi inaugurato nel 1966 e dedicato al Presidente Vandelli della Sezione di Venezia, promotore della ricostruzione. Aperto dal 20 giugno al 20 settembre, fa servizio di alberghetto e dispone di 60 posti letto; locale invernale con 7 cuccette; prenotare allo 0435-3 90 15 o al recapito del gestore 0435-40 05 47.

 

 

 

Quarta tappa: Dal Rifugio “Alfonso Vandelli” al Bivacco “Emilio Comici”

 

Questo tratto su roccia e dirupi, un po’ impegnativo ma molto divertente, è reso transitabile e sicuro attraverso il “Percorso alpinistico attrezzato Alfonso Vandelli” sulla prua settentrionale delle Tre Sorelle.

 

Per buon sentiero con segnavia 243 si risale il pendio retrostante il Rifugio Vandelli in direzione delle Tre Sorelle (sud), deviando a sinistra verso una depressione, quindi ad un piano di rocce inclinate. Qui ha inizio il “Percorso alpinistico attrezzato Alfonso Vandelli”. Si supera un caminetto con l’aiuto di scale metalliche e si procede a sinistra per roccette un po’ esposte, protetti da corda fissa; seguono un caminetto difficile e una cengia friabile e esposta. Alcune corde fisse agevolano il passaggio fino al grande colatoio centrale - attenzione se c’è neve, pericolo di sassi - , attraversato il quale, sempre aiutandosi con una corda fissa, si prende una cengia che taglia la parete ovest della Croda del Fogo e, in leggera salita, la si percorre per circa 40 metri. Si supera una prima interruzione con l’ausilio di corde fisse, poi si scende brevemente e si riprende a salire a sinistra fino ad un’altra interruzione (corda fissa). Seguono 30 metri circa su una specie di ballatoio, poi un tratto non facile, ma attrezzato, di circa 60 metri, che conduce ad una larga cengia, la quale presto si interrompe. Si segue prima la cengia, aiutandosi con un lungo tratto di corde fisse, poi per roccette si giunge ad un altro sbarramento. Un ultimo tratto con corde fisse porta fuori dal percorso attrezzato vero e proprio.

Ora si segue una larga e facile cengia che, dopo aver tagliato un grande anfiteatro, continua alternando caminetti e paretine fino a uscire sulla larga cresta nord est del monte. Giù per questa lungo facili pendii fin dove si apre una valletta erbosa. Entrati nel fitto dei mughi, si traversa a sud per cengia e si raggiunge ben presto la parte bassa della Busa del Banco. Attraversato un canale erboso si scende a sinistra e si giunge al Bivacco “Emilio Comici”, 2000 m circa.

Ore 4 dal Rifugio “Alfonso Vandelli”.

 

Il Bivacco “Emilio Comici”, dedicato al sommo alpinista triestino, è di proprietà della Sezione XXX Ottobre del CAI, Trieste, e sorge sulla soglia della Busa del Banco proprio sull’estremità nord orientale del selvaggio Gruppo del Sorapìss. Posizionato a ridosso delle colorate pareti della Croda del Fógo, in ambiente impressionante per grandezza e solitudine, ha 9 posti ed è sempre aperto e incustodito. Non c’è acqua in loco, né nelle vicinanze se non all’inizio di stagione da fusione di neve.

 

 

 

QUINTA TAPPA: Dal Bivacco “Emilio Comici” al Rifugio San Marco e al Rifugio “Pietro Galassi”

 

Il primo tratto di questa tappa, esaltante per ambiente e visuali, consiste nel “Percorso alpinistico attrezzato Carlo Minazio” sui Colli Neri, indovinata “passeggiata” di croda (purtroppo anche di mughi…) che consente, assieme al più roccioso e più tecnico “Percorso alpinistico Vandelli”, il passaggio dal Circo del Sorapìss alla Val di San Vito.

 

Dal bivacco si segue il segnavia 243 verso l’orlo della Busa del Banco e poi si risale subito lungo il versante opposto fino alla Forcella Bassa del Banco, 2128 m; qui si prospettano due soluzioni per proseguire:

a)- Per itinerario esposto, ma attrezzato. Dalla forcella si sale per circa una trentina di metri, quindi si traversa a sinistra per una cengia coperta parzialmente da baranci, molto esposta, ma il cui transito è facilitato da alcune corde fisse. Fare attenzione, in questo tratto, ai sassi smossi dai camosci che traversano sulla cresta. Si giunge così ad un anfiteatro ghiaioso nel quale si raccolgono le acque dei temporali, e le valanghe, dalle Cime di Valbona; ore 0,30 da Forcella Bassa. Qui ci si congiunge con  l’itinerario seguente;

 

b)- Per Forcella Alta; più lungo e faticoso del precedente, ma più facile e interessante per l’ambiente che percorre. Dalla Forcella Bassa si sale a destra per il pendio di erba e ghiaie fino alla Forcella Alta del Banco, 2250 m; da questa si scende per un ripido e facile camino fino a giungere nell’anfiteatro delle Cime di Valbona dove si unisce al sentiero sopra descritto. Si prende ora l’antica traccia di cacciatori e la si percorre fra i mughi radi, le erbe e le ghiaie, traversando, fino a toccare una frana. Sempre restando a mezza costa si perviene alla Cresta dei Nani. All’altezza di un ripido canale si stacca un sentiero che si trascura.

Ora siamo nell’alta Val di San Vito, sul sentiero con segnavia 226 che proviene da Palus San Marco. Si risale la valle a lungo per il versante sinistro orografico fino a giungere sulla spaziosa Forcella Grande, 2255 m, dalla quale, passate le pendici erbose, con grande veduta sulla spettacolare Torre dei Sabbioni e la Cima Bel Pra nelle Marmaròle, si inizia a scendere per ampie curve nel canale detritico del Giou Scuro. Lo si percorre rapidamente su stretti zig zag in parte scavati nella roccia fino a traversarlo in basso a sinistra. Scesi un po’ per il bosco si è in breve al Rifugio San Marco, 1823 metri.

Ore 4 dal Bivacco “Emilio Comici”.

 

Il Rifugio San Marco, inaugurato nel 1895, è di proprietà della Sezione di Venezia del CAI e sorge sul Col de chi da Oss (voce dialettale della Val Boite che significa “Colle di quelli di dietro” con allusione evidente agli auronzani). Lapide alla memoria di Giovanni Arduini, per molti anni Presidente della Sezione di Venezia e pioniere dell’alpinismo veneziano. Ha 37 posti letto ed è aperto dal 20 giugno al 20 settembre con servizio d’alberghetto. Bella visione sul vicino Antelao e sul Pelmo; prenotare allo 0436-94 44 o al recapito del gestore 0436-97 18.

Locale invernale con 9 posti letto.

 

Dal Rifugio San Marco il sentiero con segnavia 227, passato l’orto, penetra nel bosco e presto se ne esce (canalino con acqua) a traversare una scarpata molto friabile e piuttosto delicata in discesa. Scavalcate a lungo le basi ghiaiose della Cima Bel Prà e dello Scottèr, incontra infine il sentiero che perviene da San Vito di Cadore e dal vicino Rifugio Scottèr Palatini. Sempre seguendo il 227 si giunge facilmente a Forcella Piccola, 2120 metri. Da questa si scende brevemente a est fino a giungere al Rifugio “Pietro Galassi”, 2018 metri.

Ore 1,30 dal Rifugio San Marco.

Ore 5,30 dal Bivacco “Emilio Comici”.

 

Costruito nel 1913 in versante Val d’Òten come ricovero militare per le esercitazioni alpinistiche delle truppe da montagna, il rifugio fu in seguito dedicato al Tenente degli Alpini Pietro Galassi, caduto in Libia nel 1913. L’autorità militare lo consegnò alla Sezione di Pieve di Cadore del CAI nel 1915, poi se lo riprese, quindi, dopo la Grande Guerra, lo abbandonò. Nel 1950 fu dato in concessione alla Sezione di Mestre del CAI che lo ristrutturò. Ha un totale di 106 posti letto ed è aperto dal 20 giugno al 20 settembre con servizio d’alberghetto gestito in proprio dalla Sezione con turni di Soci volenterosi; prenotare allo 0436-96 85 o al recapito del gestore presso la Sezione di Mestre del CAI allo 041-93 81 98.

Locale invernale con 8 posti letto.

 

 

Variante 4: Dal Rifugio “Alfonso Vandelli” al Bivacco “Scipio e Giuliano Slataper” per il “Percorso Alpinistico attrezzato Francesco Berti”, quindi al Rifugio San Marco e al Rifugio “Pietro Galassi”

 

E’ un itinerario alpinistico con tratti molto esposti e parzialmente attrezzati; indicato per escursionisti esperti e con adeguata attrezzatura.

 

Dal Rifugio Vandelli si costeggia il lago seguendo il segnavia 215 e poi si sale a ovest verso i Tonde de Sorapìss. Circa 300 metri prima della insellatura non transitabile che sta fra la Punta Negra e la Fopa de Matia chiamata Forcella (o valico) sora la Cengia del Banco, il sentiero va a sinistra ad imboccare un canale roccioso che porta sulla Cengia del Banco vera e propria. Questa, sempre molto esposta e con pericolo di caduta sassi in un paio di tratti, attraversa - leggermente scendendo - tutta la sezione occidentale della Fópa de Matìa e conduce sulla grande terrazza detritica che sta a sud ovest della Croda Marcòra. Il sentiero, che qui prende il nome di “Percorso alpinistico Francesco Berti”, traversa tutta la banca panoramica e pensile fino ad aggirarne lo spigolone meridionale. Ora si scende un ripido canale con corde fisse e scale metalliche e, al suo fondo, si incontra il sentiero con segnavia 241 che sale da Dogana Vecchia-San Vito di Cadore. Questo è uno dei punti più pericolosi per le scariche di sassi; consigliabile l’uso del casco.

Giunti, dopo aerea traversata, alla base di un diedro, lo si risale per scale metalliche e corde fisse fino ad una cengia molto esposta che, verso destra, porta in breve alla Forcella del Bivacco. Per lastroni si va in pochi minuti al vicino Bivacco “Scipio e Giuliano Slataper”, 2600 metri.

Ore 4,30 dal Rifugio Vandelli.

 

Il bivacco sorge a occidente del Fond de Rusecco, nei pressi di uno sperone roccioso. È di proprietà della Sezione XXX Ottobre (Trieste) del CAI ed è dedicato alla memoria di due ufficiali degli Alpini caduti in Russia nella Seconda Guerra mondiale, fra di loro cugini, e decorati di M.O. al V.M. Sempre aperto e incustodito; 9 posti; non c’è acqua in loco.

 

Dal bivacco si scende facilmente una scarpata seguendo il segnavia 246 (lasciando sulla sinistra - est - il 247 che scende scabroso in Val di San Vito) quindi, tagliando a lungo le pendici della Punta dei Ross e della Punta Taiola si giunge a Forcella Grande, 2255 m; da questa in breve al Rifugio San Marco, 1823 metri.

Ore 1,30 dal Bivacco Slataper.

Ore 6 dal Rifugio “Alfonso Vandelli”.

Per giungere al Rifugio “Pietro Galassi” si segue il segnavia 227 come già descritto al termine della Quarta tappa; ore 1,30 dal Rifugio San Marco.

Ore 7,30 dal Rifugio “Alfonso Vandelli”.

 

 

Variante 5: Salita alla vetta dell’Antelao dal Rifugio Galassi

 

Itinerario alpinistico, non eccessivamente difficile, ma lungo e in ambiente severo. Ascensione consigliabile e di grande soddisfazione.

 

Dal Rifugio Galassi si risale a Forcella Piccola, 2120 m; tabella. Per sentiero a sud si raggiunge un prato, quindi un vallone di ghiaie spesso con neve fino a luglio. Si sale a destra sotto le rocce. Per queste, seguendo una serie di cenge esposte, si perviene sulla zona di cresta detta la Bàla. Per altra cengia, anche essa esposta, si aggira la cresta e si raggiunge un intaglio che si supera per placche. Si è così giunti sulle Laste. Oltre due spuntoncini chiamati i Becétt, si scende brevemente ad un intaglio con un passaggio non facile e subito si risale un caminetto liscio pervenendo al secondo tratto delle Laste, che sono quelle caratteristiche placche inclinate, fessurate, corrose, non difficili, ma che vanno percorse con molta attenzione in presenza di neve o di ghiaccio, cosa abbastanza normale a queste quote. Stando sulla destra si continua faticosamente fino ad un canale-corridoio che va sulla sinistra (segni). Conviene procedere proprio sulla sinistra, quasi sull’orlo esposto del crestone, più facile e compatto, fino all’altezza del Bivacco “Piero Cosi”, 3111 m; tabella. Da qui il bivacco non si scorge, ma è vicinissimo. Per cengia a sinistra lo si raggiunge.

 

Costruito nel 1957 a ricordo di un alpinista padovano caduto in montagna, il Bivacco “Piero Cosi” è un vero e proprio nido d’aquila, sospeso com’è sul vuoto impressionante del canalone nord dell’Antelao. Sempre aperto e incustodito; 9 posti; acqua da neve.

 

Dal bivacco si sale a destra, quindi a sinistra per cenge. Oltre un passaggio su placca si va all’ultima cresta da dove, per breve cengia e successivo camino attrezzato con corde fisse, si è sull’anticima; ometto; paletto. Si scende di poco, si risale lo scoglio terminale e si è in vetta all’Antelao, 3264 m, il re delle Dolomiti, secondo in altezza solo alla regina Marmolada; punto trigonometrico; statuetta della Madonna; targa a ricordo di un alpinista caduto; enorme panorama.

Ore 4, in condizioni ottimali, dal Rifugio Galassi.

 

 

 

Sesta tappa: Dal Rifugio “Piero Galassi” al Rifugio Antelao e a Pieve di Cadore

 

Dal Rifugio “Piero Galassi” si prende il sentiero con segnavia 250 che sale a sud e quindi traversa una bastionata fino ad entrare nella morena del Ghiacciaio Inferiore dell’Antelao dalla quale procede a sud est toccando la base di una lastra di roccia profondamente incisa dalle erosioni, alta circa 200 metri e attrezzata con corde fisse. Al termine della lastronata si esce sulla esigua Forcella del Ghiacciaio dell’Antelao, 2584 m, a ridosso della fronte del ghiacciaio che un tempo si appoggiava al Lastrón dei Pian dei Arbói.

Per un canale stretto e levigato dall’erosione del ghiaccio (fare molta attenzione se c’è neve o vetrato) e dopo una piccola cengia marcia si entra nel circo superiore dell’enorme vallone situato a nord est dell’Antelao. Si scende a lungo, facendo attenzione a non perdere i segni, su terreno ghiaioso, quindi erboso, infine tra i mughi, fino ad un pianoro che si attraversa a sud est trascurando il sentiero con segnavia 258 che scende ad attraversare l’incantevole Val Antelao per poi divallare in Val d’Òten. Si prosegue sul segnavia 250 toccando la quota 1920 (acqua), quindi su a destra ad incontrare un bivio col segnavia 230 diretto a Campestrìn, che si trascura.

Si procede a sinistra, per pendio, raggiungendo la Forcella Pìria, 2096 metri. Il sentiero ora va giù a est sotto le Crode di San Pietro e traversa alto sopra il bosco; quindi scende tra i mughi e poi tra gli alberi fino alla Sella Pradónego e al Rifugio Antelao, 1796 metri.

Ore 5 dal Rifugio “Pietro Galassi”.

 

Il Rifugio Antelao sorge sulla sella prativa di Pradónego sotto le modeste Crode di San Pietro e offre un panorama grandioso sulle montagne a sud del Comèlico, sul Crìdola, sugli Spalti di Toro e Monalconi, sul Duranno-Cima dei Preti e sulla dorsale meridionale delle Marmaròle centrali. Di proprietà della Sezione di Treviso del CAI, fa servizio d’alberghetto dall’1 giugno al 31 ottobre; 25 posti letto; raggiungibile anche su strada da Pieve di Cadore e Pozzàle; prenotare allo 0435-7 53 33 o al recapito del gestore 0422-82 30 10.

 

Dal Rifugio Antelao una stradina scende verso sud est, poi est, fino alla Forcella Antracìsa, 1693 m, dove è la Capanna Tita Pancera della Sezione di Pieve di Cadore del CAI (chiusa; chiavi presso la Sezione; dotato di 11 posti e attrezzature per cucina). Alla forcella c’è un bivio con due possibilità di discesa:

1)- Dalla Forcella Antracìsa per la strada. Si prosegue in cresta verso est per circa un chilometro e mezzo raggiungendo il modesto Monte Trànego, 1847 m, quindi con una serie di tornanti si scende a Pozzàle, 1054 m, e a Pieve di Cadore, 880 metri.

Ore 2,30 dal Rifugio Antelao, su stradina, per circa 11 chilometri.

Ore 7,30 dal Rifugio Galassi.

 

2)- Dalla Forcella Antracìsa per il sentiero con segnavia 253. Dalla forcella si scende un po’ a sud, poi si prende il sentiero di sinistra (253; sud est) che taglia lungamente il pendio prativo, traversa le grave di Costanuda a sud del Trànego e giunge ai fienili di Val Costede, 1283 m, oltre i quali, a quota 1157 m, si innesta nella stradina che porta a Pozzàle e a Pieve di Cadore, 880 metri.

Ore 2 dal Rifugio Antelao.

Ore 7 dal Rifugio Galassi.

 

Pieve di Cadore, 880 m, situata su un’ampia sella fra il Col Contràs a ovest e il Monte Ricco a sud est, domina la confluenza della Val Calda nel Piave.

La storia di Pieve si confonde con quella del Cadore. Nel XIV secolo vi fiorì una scuola di lettere italiane. Nel 1490 a Pieve nacque Tiziano Vecellio, il più celebre dei pittori veneti.

Il gonfalone della città è decorato di Medaglia d’Oro al V.M. “per la memoranda e tenace resistenza fatta nel 1848 dalle popolazioni cadorine contro soverchiante e agguerrito invasore” e della Croce di Guerra per la resistenza nel 1918.

Venendo da Pozzàle, la strada entra in Pieve trovando subito a sinistra il Municipio, quindi si affaccia sulla Piazza Tiziano dov’è la statua in bronzo dell’artista, opera di Antonio Del Zotto (1880).

Di fronte sta il Palazzo della Magnifica Comunità, riedificato nel 1525 in luogo dell’altro del 1447, in parte distrutto al tempo della guerra della Lega di Cambrai. Al pianterreno ecco il bel Caffè Tiziano, completamente ristrutturato, ma con intatti i motivi architettonici del XIV secolo. Al primo piano si ammirano il salone nel quale nel 1848 venne deliberata la resistenza contro lo straniero sotto il comando di Pier Fortunato Calvi, il busto di Natale Talamini (1808-1876) patriota e poeta, e quello di Luigi Coletti, fedele compagno del Calvi. In altre stanze si ammirano i ricchi intagli lignei cinquecenteschi di illustri cadorini e l’importante archivio storico.

Unita al palazzo, sulla sinistra, si erge superba la torre merlata con l’antichissima campana dell’arengo; ai piedi si nota un ricordo marmoreo dedicato al Calvi, inaugurato nel 1875, distrutto dagli austriaci nel 1918 e rifatto nel 1919. Sull’altra facciata della torre è infissa una lapide ai Caduti della Grande Guerra 1915-18.

 

A sinistra del Palazzo della Magnifica Comunità sorge la Parrocchiale, opera dello Schiavi (1814-1819). Nell’interno si può vedere la Madonna col Bambino in un dipinto del sommo Tiziano Vecellio.

Traversata la piazza si arriva subito alla umile casa natale di Tiziano, ripristinata in Museo Tizianesco. Contiene fra l’altro il diploma di Carlo V (1533) che creò Tiziano conte e cavaliere.

A Pieve di Cadore esistono tutti i servizi pubblici essenziali, nonché alberghi, pensioni, trattorie, Farmacia, Ospedale, elisoccorso, campi da tennis, piscina, ecc.

Servizi di autocorriera per Calalzo (Stazione FF.SS.), Cortina, Comèlico e Sappàda, Carnia, Belluno e, nell’alta stagione, anche servizi diretti per Milano, Padova, Venezia.

 

In questa ridente cittadina montana, circondata dalle Marmaròle, che ha sullo sfondo altre sublimi montagne cariche di storia che si rispecchiano solenni nel Lago di Centro Cadore, termina l’Alta Via delle Dolomiti n. 4.

 

 

Informazioni        (Rivedere da Sig.ne Lorena e Anna)

 

Amministrazione Provinciale - Settore Turismo

Via S. Andrea, 5 - 32100 Belluno - Tel. 0437 2 47 18

 

Ufficio Provinciale per il Turismo

Piazza Parrocchia, 11 - 39100 Bolzano - Tel. 0471 99 38 08

 

Azienda Promozione Turistica n. ???

Via Roma, 21 - 39034 - Dobbiaco (BZ) - Tel. 0474 97 21 32

 

Azienda Promozione Turistica n. 1 – S. Stefano di Cadore

Piazza Roma, 38 - 32045 S. Stefano di Cadore (BL) - Tel. 0435 6 22 30

 

Azienda Promozione Turistica n. 1 - Auronzo di Cadore

Via Roma, 10 - 32041 Auronzo di Cadore (BL) - Tel. 0435 400 161

 

 

Azienda Promozione Turistica n. 1 -  San Vito Di Cadore

Via Nazionale, 9 - 32046 San Vito di Cadore (BL) - Tel. 0436 9119

 

 

 

 

Per problemi di una certa rilevanza come: prenotazioni, conferme, disdette, apertura o chiusura rifugi, reclami, ecc…) ci si potrà rivolgere, oltre ovviamente ai rispettivi gestori, anche alle Sezioni del Club Alpino Italiano proprietarie degli immobili, tenendo presente che i Soci del CAI sono dei volontari e difficilmente fanno orario d’ufficio nelle rispettive Segreterie sezionali. Per i numeri telefonici dei rifugi e dei gestori vedi nel testo.

 

 

Sezioni del Club Alpino Italiano

 

Padova

35100 Galleria S. Bernardino, 5 - Tel. 049 8 75 08 42

per il Rifugio Tre Cime “Antonio Locatelli”

 

Auronzo di Cadore

32041 Via Dante, 4 – Tel. 0435 9 9 454 per il Rifugio Auronzo

 

Trieste

34125 Via Cesare Battisti, 22 – Tel. 040 63 55 00

per il Rifugio Fratelli Fonda Savio

 

Carpi

41012 Via Chiesa, 1 - Tel. 059 68 27 59

per il Rifugio Città di Carpi

 

Venezia

30124 San Marco 1672 – Tel. 041 71 66 22

per il Rifugio Vandelli e il Rifugio San Marco

 

Mestre

30172 Via Fiume, 47/a - Tel 041 93 81 98

per il Rifugio Galassi

 

Treviso

31100 Piazza dei Signori, 4 - Tel. 0422 54 08 55

per il Rifugio Antelao
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